{"id":118,"date":"2021-01-28T09:28:22","date_gmt":"2021-01-28T08:28:22","guid":{"rendered":"http:\/\/brookside.artstudioworks.net\/?p=118"},"modified":"2023-07-23T12:35:45","modified_gmt":"2023-07-23T10:35:45","slug":"annina-nosei-il-faut-que-tu-te-transforme-in-argent","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteecritica.it\/en\/annina-nosei-il-faut-que-tu-te-transforme-in-argent\/","title":{"rendered":"Annina Nosei.  \u201cIl faut que tu te transforme en argent\u201d #1"},"content":{"rendered":"<p><strong>Roberto Lambarelli<\/strong>: <em>Penso da tempo a questa intervista, con l\u2019idea di raccogliere una testimonianza su una lunga stagione che ti ha visto protagonista prima di tutto come gallerista, ma anche come donna di cultura e frequentatrice del mondo dell\u2019arte al di qua e al di l\u00e0 dell\u2019Oceano. In particolare, essendo la tua esperienza incentrata nell\u2019attivit\u00e0 di gallerista a New York a partire dagli anni ottanta, credo tu possa dare un contributo considerevole nel capire il delicato passaggio dagli anni settanta agli ottanta e poi ancora al decennio successivo.<\/em><\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-image\"><\/figure>\r\n\r\n<figure id=\"attachment_3058\" aria-describedby=\"caption-attachment-3058\" style=\"width: 505px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-3058\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Annina_with-gallery-name.jpg\" alt=\"\" width=\"505\" height=\"539\" srcset=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Annina_with-gallery-name.jpg 505w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Annina_with-gallery-name-11x12.jpg 11w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Annina_with-gallery-name-300x320.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 505px) 100vw, 505px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3058\" class=\"wp-caption-text\">Annina Nosei<\/figcaption><\/figure>\r\n\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n\r\n\r\n<p><em>Penso inoltre che tu abbia avuto un ruolo importante nel sostegno agli artisti italiani nei primi anni ottanta \u2013 periodo in cui collaborammo anche insieme per la realizzazione di alcune mostre \u2013 ma anche in quell\u2019apertura dell\u2019America al mondo: dopo l\u2019Italia, il Sud-America, e poi i paesi orientali e quelli dell\u2019Est. Da dove vuoi iniziare il tuo racconto?<\/em><br \/>\r\n<strong>Annina Nosei:<\/strong> Mi viene in mente che nell\u2019\u201883 decisi di fare una mostra a Mario\u00a0Schifano. Lo consideravo e lo considero un\u2019icona dell\u2019arte italiana degli anni \u201960, della Scuola di Piazza del Popolo.<br \/>\r\nLe prime volte in cui potevo uscire da sola, dopo il liceo, ottenevo il permesso da mio padre perch\u00e9 ero amica di\u00a0Franco Angeli. A mio padre, severo professore di latino e greco, Franco era molto simpatico. Lo trovava dignitoso, perbene, gentile e in aggiunta era anche comunista, e questo gli piaceva. Se c\u2019era Franco, potevo uscire. Per lui mettevo da parte le calze di nylon usate, con le quali poi lui faceva i quadri. Anche questo divertiva molto mio padre.<br \/>\r\nCos\u00ec quando Mario affitt\u00f2 una casa ad Ansedonia, non lontano dalla mia, io gli proposi una mostra nella mia galleria. Durante quell\u2019estate dipinse una serie di quadri sul tema del giardino botanico. A New York, Ileana\u00a0Sonnabend, che aveva saputo della mostra, mi chiama al telefono invitandomi a pranzo con Michael Sonnabend.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Quale \u00e8 stato il tuo rapporto con Ileana Sonnabend?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Con Ileana ho lavorato dal \u201963 al \u201964 nella sua galleria di Parigi.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Cosa ti chiedeva in quella circostanza?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong> Era curiosissima della mostra di Schifano. I quadri li port\u00f2 con s\u00e9 a New York la compagna di Schifano, perch\u00e9 lui nel frattempo era andato in prigione, nel carcere di Frosinone: l\u2019avevano trovato con della cocaina a un distributore di benzina.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Quali erano le curiosit\u00e0 di Ileana nei confronti di Mario?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Al ristorante mi chiese moltissimo dei suoi quadri. Sapevo che negli anni \u201960 c\u2019era stato un problema tra loro, Ileana avrebbe voluto presentare e rappresentare l\u2019opera di Schifano in America. Le piacevano i quadri monocromi, quelli con lo smalto, bellissimi, che Mario faceva in quegli anni. Io ero molto curiosa di sapere perch\u00e9 questo non fosse successo, considerando pure la passione che Ileana dimostrava ancora, vent\u2019anni dopo, parlando di lui. Cosa era successo? Perch\u00e9 Ileana aveva tagliato i ponti?<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Gi\u00e0, che cosa era successo, perch\u00e9 Ileana aveva tagliato i ponti con Schifano?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Ileana mi ha raccontato che a quel tempo doveva fare la mostra di Mario. Aveva pensato moltissimo ai quadri monocromi che aveva visto a Roma. Mario, per\u00f2, in un certo senso la trad\u00ec, perch\u00e9 per la mostra le present\u00f2 dei lavori di plastica, con il tema della televisione, e a lei questo non era piaciuto. Ebbero una discussione e stranamente lei non accett\u00f2 quei lavori su quel tema.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Perch\u00e9 dici stranamente?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Dico stranamente perch\u00e9 non ho mai capito quali fossero questi lavori di plastica che Ileana non ha amato\u2026 Durante la conversazione le ho parlato di Fontana, dei suoi teatrini di plastica, poi delle plastiche di Carla Accardi, cercavo di capire a cosa si riferisse, ma non fu chiara, lei che era aperta a tutte le nuove idee.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Per Schifano fu un brutto colpo.<\/em><\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n\r\n<figure id=\"attachment_3059\" aria-describedby=\"caption-attachment-3059\" style=\"width: 505px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3059 size-full\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Basquiat-Annina-Nosei-photo.jpg\" alt=\"Annina Nosei e Jean-Michel Basquiat\" width=\"505\" height=\"382\" srcset=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Basquiat-Annina-Nosei-photo.jpg 505w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Basquiat-Annina-Nosei-photo-16x12.jpg 16w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Basquiat-Annina-Nosei-photo-300x227.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 505px) 100vw, 505px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3059\" class=\"wp-caption-text\">Annina Nosei e Jean-Michel Basquiat<\/figcaption><\/figure>\r\n\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-image\"><\/figure>\r\n\r\n\r\n<p><strong>AN:\u00a0<\/strong>Quella decisione gli imped\u00ec di conquistare un interesse da parte del pubblico americano. Con quella mancata mostra venne meno anche una verifica per l\u2019arte italiana di quegli anni, che non \u00e8 una versione italiana della Pop Art. Nei quadri monocromi di Mario c\u2019era anche una connessione con\u00a0Rauschenberg, e questo piaceva moltissimo a Ileana. Leo Castelli era pi\u00f9 per la Pop Art, lei, piuttosto, era per Rauschenberg.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Torniamo a te. Quando hai aperto la tua galleria? All\u2019inizio degli anni ottanta?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0S\u00ec, nel maggio del 1980.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>E quale \u00e8 stata la prima mostra?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Una mostra di gruppo, e poi nell\u2019autunno, quando \u00e8 iniziata veramente la stagione, feci Paladino. Lo avevo visto durante l\u2019estate, ma anche prima di aprire la galleria, facendo la curatrice privata, avevo messo dei lavori di\u00a0Sandro Chia\u00a0in una mostra intitolata\u00a0<em>Memory<\/em>.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Dove avevi fatto questa mostra?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Nel\u00a0C Space, uno spazio alternativo.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>A New York?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0S\u00ec, a New York, e anche in un altro spazio alternativo nell\u2019Arts Building\u00a0avevo fatto un\u2019altra mostra intitolata\u00a0<em>Painting<\/em>, dove avevo esposto un quadro di Chia.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong> <em>Quindi, la galleria \u00e8 partita cos\u00ec, con un\u2019attenzione agli artisti italiani nel passaggio tra \u201970 e \u201980.<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0In quel periodo feci anche la mostra di Tatafiore, poi una collettiva dove esposi una grande opera di Clemente, poi dei disegni di Cucchi.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>C\u2019\u00e8 stato un momento in cui gli italiani hanno avuto una centralit\u00e0. \u00c8 coinciso con la tua apertura e con l\u2019attivit\u00e0 di\u00a0Gian Enzo Sperone\u00a0in societ\u00e0 con Fischer e Westwater?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0S\u00ec, \u00e8 cos\u00ec.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Prima non ti ho chiesto come hai conosciuto Ileana Sonnabend.<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0All\u2019inizio degli anni sessanta andai a Parigi al seguito del Living Theatre, con un gruppo misto con Act of Rome di Carmen Scarpitta e Rospo Pallenberg. In un lavoro teatrale che si chiamava\u00a0<em>The Gift<\/em>, dove facevo l\u2019interprete sul set per quelli di\u00a0<em>Mondo Cane<\/em>, il regista, Ken Dewey, disse a me e a un\u2019altra ragazza di improvvisare qualcosa mentre cambiavano le scene. In quel periodo, nel \u201963, chi faceva improvvisazione faceva delle stupidaggini tipo mimi ecc. e a me non andava di fare quelle cose, cos\u00ec sono scesa dal palcoscenico, sono andata davanti a una coppia di persone e le ho semplicemente detto chi ero: figlia del professor Nosei, studentessa di Giulio Carlo Argan, tesi di laurea su Marcel Duchamp e cos\u00ec via. La persona che era di fronte a me, alla quale dissi quella serie di cose, era proprio Ileana Sonnabend che, per tutta risposta, mi offr\u00ec di lavorare nella sua galleria.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Una coincidenza straordinaria. E per quanto tempo ci hai lavorato?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Da settembre del \u201963 fino a giugno del \u201964, l\u2019anno in cui Robert Rauschenberg vinse il Leone d\u2019oro alla Biennale di Venezia. Per quella occasione ho scritto tutte le biografie a macchina, ho compilato le schede per inviare i quadri da New York e da Parigi e, visto che erano andati a finire alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, dove era direttore Alan Solomon, abbiamo dovuto trasportarli noi in Biennale. Ma questa \u00e8 una storia nota.<br \/>\r\n<strong>RL:\u00a0<\/strong><em>Che mostre hai seguito dalla Sonnabend a Parigi?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Una delle prime fu una bellissima mostra di Chamberlain, poi un\u2019altra fantastica con i disegni dell\u2019<em>Inferno<\/em>\u00a0di Rauschenberg. Ricordo anche che Michael Sonnabend, che era uno studioso di Dante, veniva in galleria e mi leggeva la\u00a0<em>Divina Commedia<\/em>&#8230; Poi un\u2019altra mostra bellissima, con dei lavori di\u00a0Andy Warhol\u00a0che Alain Jouffroy, un poeta francese, ha chiamato gli \u201cintollerables\u201d, gli intollerabili, la sedia elettrica viola, i suicidi che si buttavano dalla finestra e le scatolette di tonno avvelenate. Ricordo anche una personale di Pistoletto, fu in quell\u2019occasione che conobbi Gian Enzo Sperone, che era venuto a Parigi per la mostra.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Poi sei andata a Los Angeles?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0No, avevo vinto la Fulbright, cos\u00ec cominciai ad insegnare all\u2019Universit\u00e0 del Michigan, poi andai alla UCLA. Arrivai a Los Angeles dopo, nell\u2019estate del \u201965. Rauschenberg mi aveva detto di andare a conoscere\u00a0John Weber, cos\u00ec andai a trovarlo alla Dwan Gallery, dove era in corso la mostra di Mark di Suvero; vidi anche degli stupendi lavori di Kienholz e le mostre della Minimal Art e di Carl Andre. Poi ho cominciato ad uscire con John per un anno. Dopo non ci sono pi\u00f9 uscita, ci siamo sposati.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Ma quando hai aperto la tua galleria, perch\u00e9 hai cominciato con gli italiani? Qual era la tua idea?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Perch\u00e9 ho fatto gli italiani?<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Con tutto il tuo passato, Parigi, poi il Michigan, Los Angeles, New York\u2026<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Dunque, perch\u00e9\u2026 eravamo alla Minimal Art\u2026 nel \u201974 insegnavo al Kingsborough Community College of The City University di New York e l\u00ec ero anche la direttrice della galleria. Nel \u201975 dovevo diventare di ruolo, ma l\u2019Universit\u00e0 tagli\u00f2 il budget e non mi rinnovarono l\u2019incarico. Feci causa con una class action, un\u2019azione di gruppo, perch\u00e9 l\u2019Universit\u00e0 aveva licenziato tutte le donne. Fatto sta che in seguito mi misi a fare delle mostre, come curatrice, ma anche a vendere delle opere d\u2019arte. Cos\u00ec conobbi Larry\u00a0Gagosian. Insieme abbiamo fatto un sacco di affari. Lui viveva a Los Angeles e prese un loft come ufficio di New York. Lo prendemmo insieme, dividendo le spese. Ad un certo punto gli chiesi se potevo usarlo per fare delle mostre. Il mio primo interesse non fu rivolto tanto all\u2019arte italiana ma a ci\u00f2 che veniva dalla California, in particolare dal\u00a0California Institute of the Arts<a>, <\/a>CalArts, dove insegnava Baldessari. Gli artisti che venivano da l\u00ec appartenevano ad una specie di nuova figurazione americana. Artisti come\u00a0David Salle, al quale feci la prima mostra. Venendo in Italia d\u2019estate, mi interessai alla nuova figurazione italiana che in quel periodo si chiamava\u00a0Arte Cifra, e attraverso\u00a0Lucio Amelio\u00a0mi avvicinai a quegli artisti.<br \/>\r\n<strong>RL:\u00a0<\/strong><em>Paladino, che esponeva da Lucio Amelio, \u00e8 stato uno dei primi che hai esposto, e anche Tatafiore, con il quale hai lavorato, era un artista di Lucio Amelio. A Roma, poi, hai iniziato una collaborazione con\u00a0Fabio Sargentini&#8230;<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0S\u00ec, Fabio lo conoscevo da tempo, da quando collaborava con il padre\u00a0all\u2019Attico. Gli avevo presentato John Weber, gli artisti americani, Sol LeWitt e gli altri.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Insomma, i rapporti erano di vecchia data. E quando hai cominciato a seguire i pi\u00f9 giovani?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Non ricordo bene. Forse mi \u00e8 venuto in mente stando a Roma&#8230;<br \/>\r\nNella mostra di gruppo, di cui ti parlavo prima, c\u2019erano Clemente, Chia, Cucchi, Paladino e anche Tatafiore. La mostra di Paladino \u00e8 dell\u2019ottobre 1980. Poi venne David Salle e via dicendo.<br \/>\r\nPer me Paladino pi\u00f9 che Transavanguardia era l\u2019artista italiano,\u00a0<em>italico<\/em>. Questa era per me la ragione di quella scelta. Mi faceva venire in mente, non so se dico una sciocchezza, Sironi. Anche se erano dei piccoli disegni, mi facevano venire in mente gli\u00a0<em>italici<\/em>. Nella mia mente magari contorta, mio padre era un latinista, un filologo, io cercavo sempre l\u2019etimologia, in tutti i linguaggi, visuali o musicali, ma anche nel ballo cerco l\u2019etimo, cio\u00e8 l\u2019inizio del significato. Nel caso di Paladino, quasi indipendentemente dalla sua bravura formale, mi piaceva l\u2019italianit\u00e0.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Interessante questa tua visione. Tu lo decontestualizzavi dal gruppo, da quello che poteva rappresentare in quel momento. Ne leggevi formalmente il lavoro e vi riconoscevi dentro la tradizione italiana.<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0S\u00ec, perch\u00e9 da una parte c\u2019era la Magna Grecia, ma dall\u2019altra c\u2019erano gli\u00a0<em>italici<\/em>; io riconoscevo questa parte.<br \/>\r\n<strong>RL:\u00a0<\/strong><em>Hai sempre applicato questo metro di lettura per le opere? Tutte le volte che hai fatto gli italiani ci leggevi questa appartenenza?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Gli italiani li ho letti un po\u2019 meno, ma quando ho mostrato altri artisti, anche pi\u00f9 recenti, penso ad esempio all\u2019ultima che ho venduto tanto, Heidi McFall, un\u2019artista americana dell\u2019Iowa, in lei ho visto la ragione del suo lavoro legato alle sette americane, nate nel XVIII secolo, come i Mormoni, gli Oneida o i testimoni di Geova. Questi pionieri partecipano a dei principi di integrit\u00e0 del lavoro.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Nel lavoro di\u00a0Basquiat\u00a0cosa vedevi?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Sono varie le cose che ho visto in Basquiat. Il mio interesse per lui era ampio, ci ho visto New York, la nuova societ\u00e0 di New York. Era geniale la maniera con cui era vicino alla pittura modernista, alla Matisse, con un linguaggio contemporaneo. Jean-Michel scrive sulle tele, non scrive solo le parole, ma scrive la pittura. Il suo modo di dipingere \u00e8 diretto, non \u00e8 illustrativo, \u00e8 difficile per me spiegarlo perch\u00e9 non sono un critico. E anche l\u2019aspetto caraibico&#8230;<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-image\">\r\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter  wp-image-3065\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/photo.jpg\" alt=\"\" width=\"436\" height=\"327\" srcset=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/photo.jpg 505w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/photo-16x12.jpg 16w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/photo-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 436px) 100vw, 436px\" \/><\/p>\r\n<\/figure>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p><strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Il suo era un linguaggio estremamente asciutto e se vuoi, per molti aspetti, primitivo, ma riusciva ad avere dal punto di vista formale un grande equilibrio.<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Jean-Michel era molto giovane ma era anche molto, molto intelligente.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Questo lo si capisce dal lavoro.<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:\u00a0<\/strong>Aveva una grande curiosit\u00e0 per il significato delle cose, per le idee, per la cultura. Adesso ti faccio vedere.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Mentre cerchi delle immagini, posso chiederti quando hai chiuso la galleria?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Nel 2006.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>E non hai pensato di tornare a Roma?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0No, non ci ho pensato. Anche perch\u00e9 voglio andare e venire.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Ecco le immagini.<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Quando ho visto i suoi quadri al PS1, ho fatto il confronto con Twombly. Magari lui sapeva chi era Twombly ma non lo conosceva molto, fui io a regalargli il catalogo ragionato. Lui andava molto nei musei, era molto curioso, desideroso di imparare.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Ma quando si pensa ai graffiti&#8230;<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0I graffiti non c\u2019entrano. I suoi graffiti erano come poesia concreta sul muro, non erano come quelli dei cosiddetti graffitisti, che sono di una generazione precedente.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Da dove ti deriva questa attitudine al confronto, alla scelta degli artisti?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Credo venga fuori dalla mia preparazione, ho studiato con Giulio Carlo Argan, ma anche con mio padre. Per\u00f2 il mio interesse \u00e8 per l\u2019attualit\u00e0. Per esempio Shirin Neshat, un\u2019artista musulmana, persiana, iraniana, e pi\u00f9 di recente un\u2019egiziana del Cairo, Ghada Amer, sunnita o sciita non ricordo.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Torniamo alla tua formazione\u2026<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Ti voglio raccontare un aneddoto \u201cduchampiano\u201d. Dopo la mia tesi di laurea su Duchamp, tradussi\u00a0<em>Marchand du sel<\/em>\u00a0di Sanouillet, cos\u00ec chiesi l\u2019autorizzazione a Duchamp, e lui me la concesse. Qualche tempo dopo Duchamp venne a Roma, prendemmo un appuntamento per un incontro.<br \/>\r\nAnni dopo, avr\u00f2 avuto una quarantina d\u2019anni, a New York parlando con una <em>motivational therapist<\/em> raccontavo che ero di pessimo umore, che non andava bene niente, lei cercava di consolarmi&#8230; \u201cMa questo?\u201d \u201cNo!\u201d \u201cMa Duchamp?\u201d \u201cNo!\u201d \u201cMa come!\u201d. C\u2019era rimasta male pure lei. \u201cPerch\u00e9?\u201d dice lei. \u201cAh, sono delusissima di Duchamp\u201d&#8230;<br \/>\r\nQuando Marcel Duchamp venne a Roma stava da Baruchello, rispettabilissimo artista molto mondano, ed io, ventenne, andai a trovarlo, ero arrabbiata, anche allora ero arrabbiata con il mondo, in cerca di una soluzione per la mia vita. Ne parlai a Duchamp, immaginavo che lui mi potesse dare un consiglio, una dritta; lui mi rispose in francese \u201cIl faut que tu te transforme en argent\u201d. Una parola! Cercare di farsi pagare da Marcello Rumma per la traduzione di\u00a0<em>Marchand du sel<\/em>, che volle pubblicare nelle sue edizioni! Quando mai ti trasformi in \u201cargent\u201d?<br \/>\r\nCi rimasi male perch\u00e9, insomma, trasformarsi in \u201cargent\u201d&#8230; Una ventina di anni dopo, proprio il giorno in cui tornavo a casa dalla terapista trovai davanti alla porta quel libro di Calvesi,\u00a0<em>Duchamp e la costruzione di un simbolo<\/em>, mi pare si intitolasse cos\u00ec\u2026<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Si intitolava<\/em>\u00a0Duchamp invisibile. La costruzione del simbolo.<br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Esatto. Non ricordo se nell\u2019introduzione o nelle note Calvesi scrive che ha usato la mia traduzione perch\u00e9 aveva dei sottofondi alchemici. Di colpo mi si \u00e8 aperta la mente e ho capito cosa voleva dire Duchamp quando mi disse \u201cIl faut que tu te transforme en argent\u201d.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Bellissima questa storia. Prima dicevamo della tua tesi su Duchamp. Dopo avrai scritto delle cose, ti ricordi?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Non mi ricordo, avr\u00f2 scritto delle dichiarazioni.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Non collaborasti anche con \u201cMarcatr\u00e9\u201d?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Eh s\u00ec, forse, anni fa e anche una cosa su \u201cMetro\u201d. Mi ricordo di aver avuto una piccolissima collaborazione con una rivista di un\u2019amica lacaniana, che si chiama \u201cLacanian Ink\u201d. A lei ho raccontato un episodio riguardo Manzoni, te lo ri-racconto? Gi\u00e0 \u00e8 scritto l\u00e0&#8230;<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Raccontalo di nuovo.<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong> Insomma, ad un certo punto divorziai da John Weber e come conseguenza dovemmo dividere le nostre opere d\u2019arte. Ci fu cos\u00ec uno scambio di telefonate del tono: \u201cScusa John, calmati un po\u2019, stai cercando di prendere pi\u00f9 del necessario\u201d, e lui: \u201cMa assolutamente no, Annina, sono un gentiluomo, siamo amici non ti preoccupare\u201d e prosegue: \u201cCara Annina, mi sono dimenticato di dirti&#8230; tu hai quel disegno di Lichtenstein,<em>\u00a0Il tempio di Apollo<\/em>; perch\u00e8 non lo scambiamo? Tu mi dai quello, in cambio ti d\u00f2 un Manzoni\u201d, ed io rispondo: \u201cScusa John, ma quale Manzoni? Non ricordo che tu possieda un Manzoni\u201d, e lui candido: \u201cSai, siccome noi stiamo divorziando, io ti rid\u00f2 te stessa e tu mi dai Lichtenstein\u201d. Manzoni mi aveva firmato come opera d\u2019arte. Lo scambio fu impossibile, Manzoni \u00e8 al di l\u00e0 del commercio.<br \/>\r\n<strong>RL<\/strong>: <em>Tu sei dunque una delle sculture viventi di Manzoni?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Mi ha firmato la mano e il certificato lo dimostra.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Non ti ricordi cos\u2019altro hai scritto?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Nient\u2019altro. O forse una frase, quando \u00e8 morto Jean-Michel, di rimpianto e di arrabbiatura. \u00c8 un peccato che sia morto cos\u00ec\u2026<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Cos\u00ec come\u2026 Nel film su Basquiat, quello fatto da Schnabel, si racconta\u2026<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0No quello \u00e8 un disastro.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Il film racconta una storia&#8230;<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0La racconta male.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Nel film ci sei dentro anche te\u2026<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Ma no! Non ci sono io, c\u2019\u00e8 un\u2019attrice, che si chiama Elina L\u00f6wensohn. Secondo me l\u2019hanno scelta per il nome e per il fatto che \u00e8 romena. Sai Elina \/ Annina, romena \/ romana, l\u2019hanno scelta per questo.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>No dai! \u00c8 divertente, un po\u2019 duchampiana&#8230;<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Secondo me s\u00ec. Lei \u00e8 venuta pure a trovarmi, abbiamo parlato&#8230; Chi ha interpretato la parte molto bene \u00e8 stato Jeffrey Wright nei panni di Jean-Michel, bravissimo; considera che non lo conosceva, aveva visto soltanto un piccolo spezzone di documentario, eppure \u00e8 stato di una bravura pazzesca.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Questo non c\u2019entra con la storia.<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Lo script e il film sono pieni di errori notevoli. Sembra per esempio che Jean-Michel ad un certo punto sia l\u2019assistente di Schnabel, ma non \u00e8 mai stato cos\u00ec, semmai lui ha avuto degli assistenti. C\u2019\u00e8 un film che lo rappresenta meglio, si chiama\u00a0<em>The Radiant Child<\/em>\u00a0della regista\u00a0Tmara Davis. Un documentario pi\u00f9 veritiero il cui titolo \u00e8 tratto da un articolo di Ren\u00e9 Ricard, pubblicato su \u201cArtforum\u201d, che fu molto importante per l\u2019inizio della carriera di Jean-Michel. Ma il film di\u00a0Julian Schnabel\u00a0non \u00e8 biograficamente corretto.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Ricordavo il film in realt\u00e0 perch\u00e9 mi interessava capire se era attendibile rispetto a te, rispetto al passaggio di Jean-Michel dalla tua galleria a quella di Mary Boone. Come sono andati i fatti?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong> Quando sono ritornata a New York dall\u2019Italia, nell\u2019estate dell\u2019\u201882, ho trovato Jean-Michel che prendeva droghe pesanti. Allora ho cercato di aiutarlo, sono andata anche da quella terapista di cui parlavo prima chiedendole un parere. Lei disse che mi rispondeva come aveva risposto anche a genitori di ragazzi che avevano lo stesso problema, che purtroppo non c\u2019era modo di aiutarlo. Jean-Michel mi chiese di non dirlo a suo padre.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Se volevi aiutarlo dovevi coinvolgere la famiglia. Cosa hai fatto?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Non c\u2019era modo di aiutarlo, non dava retta a nessuno, non ha mai dato retta a nessuno.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Ma prima non si drogava? Tu sei rientrata ed era successo quindi qualcosa di pesante\u2026<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Prima era marijuana, forse un po\u2019 di cocaina, ma dopo era eroina. A quel punto due cose sono venute fuori: la prima, che non poteva pi\u00f9 lavorare nel mio basement. Cos\u00ec gli proposi di prendere un appartamento altrove. Gli ho affittato un loft a Crosby Street facendomi garante. L\u2019altra, che lui voleva fare a tutti i costi una mostra, indipendentemente dalla mia galleria, con la\u00a0Fun Gallery\u00a0di\u00a0Patti Astore fu una mostra bellissima.<br \/>\r\nAbbiamo ancora collaborato assieme, organizzammo una mostra alla Galerie Delta di Rotterdam; lui continuava a stare in Crosby Street con Suzanne Mallouk, che poi ha scritto un libro che racconta di questo periodo e della droga. Fu in quel momento che Bruno Bischofberger lo invit\u00f2 in Svizzera, cerc\u00f2 di aiutarlo, gli organizz\u00f2 la mostra da Mary Boone, ma i quadri non erano pi\u00f9 belli come i precedenti.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Come sono stati i rapporti tra Basquiat e Mary Boone?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Credo che presto Mary Boone si sia stancata della posizione di Jean-Michel; lei era una donna molto precisa, molto professionale. E di nuovo intervenne Bruno Bischofberger, presentandolo a Andy Warhol e organizzando quella famosa mostra in collaborazione. Famosa ma che non ebbe successo. Jean-Michel rimase molto deluso, circondato da avvoltoi, dalle persone peggiori del mondo dell\u2019arte di New York che andavano da lui portandogli via i quadri per niente. Quadri che non erano pi\u00f9 un granch\u00e9 e cos\u00ec le cose andarono peggiorando sempre pi\u00f9.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Nel film, un personaggio che non appare minimamente \u00e8 Francesco Clemente, che invece in quel periodo aveva rapporti con loro.<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Con loro chi?<br \/>\r\n<strong>RL:\u00a0<\/strong><em>Con Warhol e Basquiat.<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Io non lo so.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Ad un certo punto i tre fecero anche un lavoro assieme. Cos\u00ec mi pare di ricordare e per questo ti chiedo conferma.<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Io non me lo ricordo. So che Clemente appare come se fosse amico, ma all\u2019inizio non c\u2019era tanta amicizia. Non mi ricordo.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Forse il rapporto tra Clemente e Basquiat fu mediato da Warhol.<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0All\u2019inizio Jean-Michel non c\u2019era.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Che successe alla morte di Warhol?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Basquiat fu molto colpito dalla morte di Andy Warhol. Sapendolo, andai a trovarlo. Lui piangeva, si lamentava di quella gente terribile che andava a trovarlo per portargli via i lavori. Diceva che dopo la morte di Warhol non sapeva pi\u00f9 con chi parlare.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Potesti fare qualcosa per aiutarlo?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Era difficile. Non volevo avere a che fare con quelli che andavano l\u00ec e gli portavano via i quadri. Era difficile tirarlo fuori da quella situazione.<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n\r\n\r\n<figure id=\"attachment_3061\" aria-describedby=\"caption-attachment-3061\" style=\"width: 505px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-3061\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/schifano.jpg\" alt=\"Mario Schifano\" width=\"505\" height=\"652\" srcset=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/schifano.jpg 505w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/schifano-9x12.jpg 9w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/schifano-300x387.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 505px) 100vw, 505px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3061\" class=\"wp-caption-text\">Mario Schifano<\/figcaption><\/figure>\r\n\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p><strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>A New York in quegli anni c\u2019\u00e8 stato un susseguirsi di varie fasi di moda, c\u2019\u00e8 stata anche la moda degli italiani, poi quella dei sudamericani e cos\u00ec via. Tu hai contribuito&#8230;<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:\u00a0<\/strong>S\u00ec, sono stata io&#8230;<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Tu assieme a Gian Enzo nel caso degli italiani&#8230;<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Gian Enzo \u00e8 venuto dopo, con i sudamericani&#8230; Quando ho conosciuto Gal\u00e1n mi sono entusiasmata.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Gli italiani li avevi conosciuti naturalmente a Roma, mi ricordo dei primi rapporti&#8230; I sudamericani, invece, come li hai conosciuti?<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Attraverso la psicoanalista lacaniana di Buenos Aires, Josephine Ayersa. Lei mi ha presentato gli artisti di Buenos Aires, Kuitca, Graciela Hasper. Ricordo le resistenze di John Weber. Mentre aveva accettato gli italiani, era venuto in Italia, li aveva conosciuti di persona, era resistente nei confronti dei sudamericani. Quando ho cominciato a proporre quegli artisti facemmo delle lunghe discussioni. Non riusciva ad accettare il fatto che ci fosse questo spostamento di centralit\u00e0. Per\u00f2 appena John vide i lavori di Julio Gal\u00e1n cambi\u00f2 idea. Non che cambi\u00f2 idea sulla questione della centralit\u00e0 dell\u2019arte, per\u00f2 disse: \u201cJulio Gal\u00e1n \u00e8 un grandissimo artista\u201d.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Poi ci sono stati dei cambiamenti, queste mode si sono&#8230;<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Non so se fosse una moda&#8230;<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>D\u2019accordo, diciamo un momento di attenzione particolare per una situazione.<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0S\u00ec, in questo caso Gian Enzo mi \u00e8 venuto dietro e poi ci ho litigato, perch\u00e9 mi ha portato via Kuitca. Io avevo la mostra programmata dopo tre mesi&#8230;<br \/>\r\nRecentemente ho conosciuto un\u2019artista argentina che mi piace molto, si chiama Alejandra Seeber, ho gi\u00e0 venduto un suo quadro e uno ce l\u2019ho a casa mia. In Argentina ho visto che il museo d\u2019arte moderna ha fatto la mostra di Graciela Hasper e nella Fondazione per l\u2019arte contemporanea c\u2019era l\u2019installazione di Liliana Porter e nella collezione generale c\u2019erano tutti gli artisti che ho esposto e lanciato.<br \/>\r\n<strong>RL:\u00a0<\/strong><em>Mi sembra che tu abbia sempre avuto un grande intuito; e forse lo si deve alla tua formazione classica, che ti porta sempre all\u2019origine del lavoro.<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0Del significato.<br \/>\r\n<strong>RL:<\/strong>\u00a0<em>Con una profondit\u00e0, con una radice.<\/em><br \/>\r\n<strong>AN:<\/strong>\u00a0La radice s\u00ec, quella filologica \u00e8 quella che mi interessa.<\/p>\r\n<p><em>Arte e Critica, n. 78, primavera &#8211; estate 2014, pp. 60-63.<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roberto Lambarelli: Penso da tempo a questa intervista, con l\u2019idea di raccogliere una testimonianza su una lunga stagione che ti ha visto protagonista prima di tutto come gallerista, ma anche come donna di cultura e frequentatrice del mondo dell\u2019arte al di qua e al di l\u00e0 dell\u2019Oceano. 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