{"id":2686,"date":"2021-12-07T11:36:50","date_gmt":"2021-12-07T10:36:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arteecritica.it\/?p=2686"},"modified":"2023-07-21T15:24:44","modified_gmt":"2023-07-21T13:24:44","slug":"alla-radice-della-visione-alessandro-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteecritica.it\/en\/alla-radice-della-visione-alessandro-roma\/","title":{"rendered":"Alla radice della visione. Alessandro Roma"},"content":{"rendered":"<p><strong>ALESSANDRO ROMA RACCONTA L&#8217;INTRODUZIONE DEL LINGUAGGIO SCULTOREO ALL&#8217;INTERNO DELLA SUA RICERCA E RAGIONA SULLA RELAZIONE TRA LA SCULTURA E LA PITTURA. UN RADICARSI E FIORIRE DI NUOVE FORME, PER CREARE SPAZI IN CUI SMARRIRSI.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Francesca Pagliuca:<\/strong> <em>Per la maggior parte degli artisti che si esprimono attraverso il mezzo pittorico, la superficie \u00e8 una materia dura da smuovere, \u00e8 un po\u2019 come costruirsi un giardino magnifico e decidere di restarci. Tu hai scelto di andare oltre, di esplorare la natura incontaminata; il passaggio verso la scultura \u00e8 stato molto naturale: il fare, la concretezza dell\u2019atto artistico, ha smosso in maniera fluida la superficie pittorica che ha preso nuove forme\u2026<\/em><\/p>\n<p><strong>Alessandro Roma:<\/strong> La prime sculture le ho presentate nel 2011 al <a href=\"https:\/\/www.alessandroromartist.com\/project\/humus\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Mart di Rovereto<\/a>: tre grandi forme si accostavano ai lavori pittorici su carta. La pittura di quel periodo era caratterizzata dal ritaglio, nel senso che dipingevo paesaggi su molteplici carte, poi li ritagliavo e riassemblavo, cercando di dar vita a un\u2019unica e nuova immagine. Questi passaggi mi consentivano di staccarmi completamente dai soggetti iniziali ed entrare nelle nuove forme che si creavano tagliando e accostando i frammenti. Questo processo ha influenzato la volont\u00e0 di misurarmi con la scultura. In fondo, il collage in s\u00e9, \u00e8 un atto che va oltre la bidimensionalit\u00e0.<br \/>\nI primi risultati scultorei erano dei frammenti delle immagini pittoriche. I miei dipinti avevano una caratteristica tattile molto forte. L&#8217;occhio era costretto ad attraversare superfici di differenti materie e tecniche, cos\u00ec questa pelle della pittura, a un certo punto, ha incominciato a uscire, a spingere verso una forma tridimensionale.<br \/>\nE oggi posso dire che i miei lavori in ceramica sono un\u2019estensione della pittura, anzi un complemento. Quando modello con l&#8217;argilla la scultura non sono poi cos\u00ec distante da quando dipingo. Alcuni movimenti sono vicini cos\u00ec come le questioni formali di equilibri, aperture, punti di vista. Per questo motivo \u00e8 diventato un unico lavoro e la loro vicinanza \u00e8 come se rendesse lo spazio espositivo un unico luogo pittorico.<br \/>\nUsando la tua metafora del giardino, proverei a dire che all&#8217;inizio concepivo il paesaggio come un giardino. Aperture, forme, colori erano all&#8217;interno di un recinto ben calibrato, ora ho cercato di abbattere quel recinto per potermi immergere ancora di pi\u00f9 nel paesaggio e viverlo come un attraversamento. La scultura mi ha sicuramente aiutato a dar vita a questo cammino all&#8217;interno del lavoro.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2720\" aria-describedby=\"caption-attachment-2720\" style=\"width: 497px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2720\" title=\"Alessandro Roma, My head inside the Nature, 2019. Foto Alexander Christi. Courtesy l'artista e Yamamoto Keiko Rochaix, Londra\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/My-head-inside-the-Nature-2019-ceramica-smaltata-50x35x35.cm-courtesy-Artist-and-KeikoYamamoto-gallery-Ph-Alexander-Christie-3-min.jpg\" alt=\"Alessandro Roma, My head inside the Nature, 2019, ceramica smaltata, cm 50x35x35. Foto Alexander Christi. 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Foto Alexander Christie. Courtesy l&#8217;artista e Yamamoto Keiko Rochaix, Londra<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> <em>\u00abLe libert\u00e0 espressive sono di chi se le prende. Quando non c\u2019\u00e8 lo spazio se ne pu\u00f2 inventare un altro. Il metodo per inventarlo \u00e8 gi\u00e0 quasi il nuovo spazio\u00bb.<sup>1<\/sup> (Giulio Turcato)<\/em><br \/>\n<em>Il tuo modo di concepire la pittura, pi\u00f9 che \u00abimmagine\u00bb, \u00e8 sempre stato \u00abvisione\u00bb ossia insieme di percezioni. Noi viviamo attraverso la visione, \u00e8 primariamente lo sguardo a guidarci nel mondo, a consentirci di attraversarlo. Nei tuoi lavori si osservano frammenti di paesaggi, elementi dal mondo della natura, sono degli spazi senza tempo, familiari ma non identificabili; nelle visioni che ricostruisci esiste una componente di parziale smarrimento?<\/em><\/p>\n<p><strong>AR:<\/strong> Se smarrimento lo intendiamo come quello stato in cui a un certo punto si perde quel senso dell&#8217;orientamento dato dalla conoscenza, forse s\u00ec. Quella frammentazione che da tempo attuo e poi tento di ricomporre, quasi a farla sparire, \u00e8 il processo che mi porta ad avvicinarmi a uno stato di smarrimento, di abbandono totale alla visione. L&#8217;unico mio modo per avvicinarmi a qualcosa di sconosciuto. La pittura \u00e8 avvicinarsi a questo smarrimento, sia per chi la attua, sia per chi la vede. Chi si trova di fronte al mio lavoro mi piacerebbe venisse stimolato, addentrandosi nell\u2019immagine o nella forma scultura, a esercitare il potere della visione.<\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> <em>Il muoversi sul confine tra ci\u00f2 che ci appare riconoscibile e ci\u00f2 che invece sfugge attiva in chi osserva percezione, memoria, esperienza, ricordo, immaginazione; l\u2019arte deve condurci in luoghi sconosciuti?<\/em><\/p>\n<p><strong>AR:<\/strong> La vita, se mossa sul confine di cui citavi, ci conduce in luoghi sconosciuti. L&#8217;arte \u00e8 uno di questi luoghi. Uno spazio dove imparare a smarrirsi per ritrovarsi con nuove vesti.<\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> <em>Un\u2019arte autentica deve spingere in una qualche misura a perdersi per ritrovarsi, in nuove vesti, in nuove forme. Una nota che accomuna la tua produzione \u00e8 quella di cogliere dei passaggi in divenire e ci\u00f2 si percepisce forse in maniera pi\u00f9 netta nelle sculture, dove la concretezza della ceramica restituisce un\u2019indeterminatezza. Il potere immaginativo di chi osserva trovi possa essere potenziato da quest\u2019ossimoro?<\/em><\/p>\n<p><strong>AR:<\/strong> Non lo so. Fermare lo sguardo sul paesaggio ci d\u00e0 la sensazione di poter cogliere uno statico frammento della Natura. Ma non \u00e8 cosi, perch\u00e9 tutto continua a procedere lungo il proprio corso, all&#8217;interno del paesaggio, cos\u00ec anche in noi. Le sculture in ceramica, provano a congelare un attimo di questa esperienza del tempo, ma mai rinchiudendosi in una forma prestabilita: in questi lavori non c\u2019\u00e8 ansia di capire, di definire, sono solo il riflesso di un sentire che ha urgenza di esistere. Si tratta infatti di forme aperte alla possibilit\u00e0, animate dal movimento, che danno, in chi le osserva, la sensazione di poter far sbocciare un\u2019altra protuberanza, modificare il loro equilibrio sul basamento o cambiare cromatismo. Ecco, forse, in questo risiede il loro potere immaginativo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_2723\" aria-describedby=\"caption-attachment-2723\" style=\"width: 519px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2723\" title=\"Alessandro Roma, En m\u00eame temps, elle sentit la mati\u00e8re du ciel, 2019, veduta della mostra, 2019, Fondation Thalie, Bruxelles. Courtesy l'artista \/ Fondation Thalie, Bruxelles\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/2019-installation-viewThalie-Foundation-Bxl-min.jpg\" alt=\"Alessandro Roma, En m\u00eame temps, elle sentit la mati\u00e8re du ciel, 2019,  veduta della mostra, 2019, Fondation Thalie, Bruxelles. Courtesy l'artista \/ Fondation Thalie, Bruxelles\" width=\"519\" height=\"702\" srcset=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/2019-installation-viewThalie-Foundation-Bxl-min.jpg 830w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/2019-installation-viewThalie-Foundation-Bxl-min-768x1039.jpg 768w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/2019-installation-viewThalie-Foundation-Bxl-min-9x12.jpg 9w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/2019-installation-viewThalie-Foundation-Bxl-min-300x406.jpg 300w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/2019-installation-viewThalie-Foundation-Bxl-min-600x812.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 519px) 100vw, 519px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-2723\" class=\"wp-caption-text\">Alessandro Roma, <em>En m\u00eame temps, elle sentit la mati\u00e8re du ciel<\/em>, 2019, veduta della mostra, 2019, Fondation Thalie, Bruxelles. Courtesy l&#8217;artista \/ Fondation Thalie, Bruxelles<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> <em>Le tue opere nascono per sedimentazioni, secondo un processo di sviluppo che ha una similarit\u00e0 con il mondo organico.<\/em><\/p>\n<p><strong>AR:<\/strong> Potrei provare a descrivere come inizia, si sviluppa e quando penso finisca un lavoro, che sia un quadro, una scultura, un libro o un disegno, ma questo \u00e8 solo un piccolo dettaglio dell\u2019intero processo. Quello che oramai, da tempo, cerco di fare \u00e8 avere un terreno sempre fertile su cui piantare pensieri, visioni e idee, coltivando al contempo dubbi e tentativi per darne poi forma. Non sono mai riuscito a lavorare a una scultura o a un dipinto pensando a un soggetto. La materia che uso ha un suo spazio di azione fondamentale, che tenta inesorabilmente di adattarsi a una visione fatta di pensieri e stati d\u2019animo che scorrono in un flusso incessante dal ritmo irregolare. Attraverso il fare, le mani, mediano tra la forza della materia e il movimento del pensiero.<br \/>\nQuella che tu chiami sedimentazione \u00e8 il tempo che il lavoro si prende per diventare familiare ai miei occhi. A quel punto inizio a intravedere che forma ha preso il lavoro e come posso accentuarne la sua identit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> <em>\u00abOgni quadro ha una luce astratta. La luce non \u00e8 mai realistica. La vera pittura \u00e8 sempre astratta e ha una sua luce, una sua atmosfera di sogno. Altrimenti \u00e8 un\u2019atmosfera falsa, non \u00e8 arte\u00bb,\u00a0in un\u2019intervista nel 1954 Felice Casorati descriveva cos\u00ec la luce irreale che connota i suoi dipinti.<sup>2<\/sup><br \/>\nL\u2019atmosfera che sembri restituire nei tuoi lavori \u00e8 quella di un mondo fluttuante, questa connotazione potrebbe essere un elemento della familiarit\u00e0 di cui parli sopra?<\/em><\/p>\n<p><strong>AR:<\/strong> La familiarit\u00e0 che citavo \u00e8 un passaggio puntuale nel mio lavoro. A un certo punto \u00e8 come se faticassi a riconoscerne la forma perch\u00e9 spesso tendo a perderla. Mi perdo nel processo del lavoro, rischiando di doverlo abbandonare o distruggere. \u00c8 inevitabile per me correre questo rischio, perch\u00e9 solo in questo modo riesco a scoprire ci\u00f2 che in maniera offuscata avevo in mente. L&#8217;atmosfera di cui parla Casorati \u00e8 molto probabilmente legata al concetto di pittura metafisica che nasceva in quegli anni. Io non mi sento vicino a quella atmosfera, nonostante ci sia sempre stato da parte mia un intento di andare oltre il realismo. Tento invece di creare spazi in cui perdersi, abbandonandosi. Non ha nessun senso per me stupire chi guarda il mio lavoro, vorrei delicatamente avvolgerlo.<\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> Radice <em>\u00e8 una scultura in ceramica realizzata nel 2020. Per una pianta, per un albero, le radici sono generalmente un apparato sotterraneo, nascosto ma al tempo stesso centrale per la vita. Nella tua scultura le radici appaiono come un magma unico con la terra, come un trionfo della materia, una materia che normalmente \u00e8 nascosta. Le sculture in generale potrebbero essere un po\u2019 il manifestarsi delle radici della produzione pittorica?<\/em><\/p>\n<p><strong>AR:<\/strong> La scultura ha una relazione inseparabile con la pittura, una \u00e8 radice dell&#8217;altra, non potrebbero esistere separatamente. Entrambe permettono il nascere di nuove forme, si radicano e fanno spuntare nuovi germogli che danno linfa a nuovi lavori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_2727\" aria-describedby=\"caption-attachment-2727\" style=\"width: 754px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2727\" title=\"Alessandro Roma, Vertigo. Walking on the edge of the tone, veduta della mostra, 2018, MIC Museo della Ceramica, Faenza. Courtesy l'artista \/ MIC Museo della Ceramica\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/2018-Vertigo-walking-on-the-edge-of-the-tone-Mic-Museum-Faenza-courtesy-Artist-and-Mic-min.jpg\" alt=\"Alessandro Roma, Vertigo. Walking on the edge of the tone, veduta della mostra, 2018, MIC Museo della Ceramica, Faenza. 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Walking on the edge of the tone<\/em>, veduta della mostra, 2018, MIC Museo della Ceramica, Faenza. Courtesy l&#8217;artista \/ MIC Museo della Ceramica<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Dicembre 2021<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\">1. Flaminio Gualdoni (a cura di), <em>Giulio Turcato<\/em>, Silvana Editoriale, Biblioteca d&#8217;Arte Contemporanea, Cinisello Balsamo 2002, pag.10.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">2. La citazione \u00e8 tratta da un\u2019intervista a Felice Casorati a cura di Giovanni Cavicchioli, in <em>Casorati alla Saletta<\/em>, catalogo della mostra (Modena, Saletta degli Amici dell&#8217;Arte, 9 &#8211; 19 gennaio 1954), Ed.Bassi e Nipoti, Modena 1954. Si veda anche Felice Casorati, <em>Scritti, interviste, lettere<\/em>, E.Pontiggia (a cura di), Abscondita, Carte d\u2019artisti n.52, Milano 2004, pag.99.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ALESSANDRO ROMA RACCONTA L&#8217;INTRODUZIONE DEL LINGUAGGIO SCULTOREO ALL&#8217;INTERNO DELLA SUA RICERCA E RAGIONA SULLA RELAZIONE TRA LA SCULTURA E LA PITTURA. UN RADICARSI E FIORIRE DI NUOVE FORME, PER CREARE SPAZI IN CUI SMARRIRSI. 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