{"id":3010,"date":"2022-07-18T16:09:19","date_gmt":"2022-07-18T14:09:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arteecritica.it\/?p=3010"},"modified":"2023-07-21T15:30:17","modified_gmt":"2023-07-21T13:30:17","slug":"giuseppe-penone-lessenza-dellesistente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteecritica.it\/en\/giuseppe-penone-lessenza-dellesistente\/","title":{"rendered":"Giuseppe Penone. L\u2019essenza dell\u2019esistente"},"content":{"rendered":"<p>Nonostante nel corso del suo cinquantennale percorso artistico abbia ottenuto i pi\u00f9 prestigiosi riconoscimenti (tra cui l\u2019invito a rappresentare l\u2019Italia alla 52. Biennale di Venezia nel 2007 e il Praemium Imperiale conferitogli dalla Japan Art Association nel 2014), Giuseppe Penone non esita mai a rimettersi in gioco, a sperimentare, ad approfondire. Oltre che per l\u2019indiscussa validit\u00e0 delle sue opere, \u00e8 anche per questa sua attitudine, dedizione e fiducia nella ricerca, che attualmente \u00e8 tra gli artisti italiani pi\u00f9 conosciuti e ricercati in Italia e all\u2019estero.<br \/>\nNon \u00e8 dunque un caso che a soli sei mesi dall\u2019inizio del 2017 tre eccellenti spazi espositivi abbiano inaugurato altrettante sue personali e che la citt\u00e0 di Roma abbia accolto una sua opera quale installazione permanente nel centro storico. Seppur temporalmente vicinissimi, ciascuno di questi recenti progetti rivela una propria originalit\u00e0 affrontando un tema specifico e ben integrandosi con lo spazio per cui \u00e8 stato concepito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_3019\" aria-describedby=\"caption-attachment-3019\" style=\"width: 500px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3019 size-full\" title=\"Giuseppe Penone nel suo studio a Torino, novembre 2016 \u00a9 Archivio Penone. Foto Angela Moore\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/1.-min.jpg\" alt=\"Giuseppe Penone nel suo studio a Torino, novembre 2016 \u00a9 Archivio Penone. Foto Angela Moore\" width=\"500\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/1.-min.jpg 500w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/1.-min-12x12.jpg 12w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/1.-min-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/1.-min-100x100.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3019\" class=\"wp-caption-text\">Giuseppe Penone nel suo studio a Torino, novembre 2016 \u00a9 Archivio Penone. Foto Angela Moore<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 27 gennaio corrisponde alla data di inaugurazione dell\u2019esposizione <a href=\"https:\/\/gagosian.com\/exhibitions\/2017\/giuseppe-penone-equivalenze\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Equivalenze<\/em><\/a>\u00a0nella sede romana della Gagosian Gallery. La chiave di lettura per comprenderne il concept sembra racchiusa nei due disegni su carta esposti, sul cui fronte compare il titolo scritto dall\u2019artista, rispettivamente:\u00a0<em>Scultura come gesto della mano<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Le forme equivalenti della terra<\/em>. Le opere realizzate per la mostra ruotano infatti attorno a tali due concetti: per Penone la scultura ha origine da impulsi primari che si manifestano mediante gesti e l\u2019arte ha il potere di rivelare le corrispondenze (o equivalenze) tra le forme del corpo umano e quelle della natura. Nel video\u00a0<em>Ephemeris,<\/em><em>\u00a0<\/em>visibile in galleria, l\u2019artista si concentra su alcuni possibili gesti della mano da cui pu\u00f2 prendere forma la scultura: raccogliere dell\u2019acqua, dividere l\u2019argilla in blocchetti, lasciare in ciascuno l\u2019impronta della propria presa. La mano \u00e8 dunque il motore della creazione, ma anche la specifica unit\u00e0 di misura di quest\u2019ultima.<br \/>\n\u00c8 infatti la quantit\u00e0 d\u2019acqua che pu\u00f2 essere raccolta con le mani da una bacinella e poi trattenuta nella bocca a essere stata fatta filtrare in piastre di metallo; ed \u00e8 la quantit\u00e0 di argilla che pu\u00f2 essere prelevata con la mano dal pi\u00f9 grande blocco originario ad aver dettato la grandezza dei singoli elementi poi plasmati e fissati sulle lastre che costituiscono le opere esposte a parete. Ma prima di plasmare ciascun elemento trattenendolo con entrambe le mani, Penone ha colorato i suoi palmi rispettivamente di giallo e di blu: il colore rende ancor pi\u00f9 evidente la sua energica presa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_3020\" aria-describedby=\"caption-attachment-3020\" style=\"width: 830px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3020 size-full\" title=\"una veduta della mostra Giuseppe Penone: Equivalenze, 2017, Gagosian Gallery, Roma \u00a9 Giuseppe Penone. Foto Matteo D'Eletto, M3 Studio. Courtesy Gagosian Gallery\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/2-min.jpg\" alt=\"una veduta della mostra Giuseppe Penone: Equivalenze, 2017, Gagosian Gallery, Roma \u00a9 Giuseppe Penone. Foto Matteo D'Eletto, M3 Studio. 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Courtesy Gagosian Gallery<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Disposte in diverse combinazioni sulle lastre di metallo dove l\u2019ossidazione riproduce il contatto della pelle con la superficie, le molteplici unit\u00e0 in argilla delineano forme ambigue che, seppur vicine all\u2019astrattismo pittorico, ricordano elementi naturali come piante e foglie. A confermare che il confine tra arte e natura \u00e8 a dir poco labile se non assente, \u00e8 anche la fusione in bronzo del calco di parti di un albero di alloro posta al centro della sala espositiva. Attraverso il vuoto del calco si manifesta l\u2019equivalenza tra l\u2019uomo e la natura; equivalenza rafforzata dalla quantit\u00e0 di corteccia che si sviluppa al suolo assumendo le sembianze di una figura antropomorfa. Attraverso quelli che l\u2019artista definisce \u201cgesti vegetali\u201d la forma umana si libera dall\u2019albero e viceversa.<br \/>\n\u00abLe vene d\u2019acqua che sgorgano dal terreno scorrono in rivoli che confluiscono, come i rami nel tronco, come le dita nel palmo di una mano, come il bronzo nella matrice di un albero\u00bb. Cos\u00ec Penone esprime da Gagosian l\u2019analogia tra l\u2019uomo e l\u2019albero. Contenendo il termine \u201cmatrice\u201d, tale dichiarazione sembra costituire il\u00a0<em>trait d<\/em><em>\u2019<\/em><em>union<\/em>\u00a0con la personale organizzata da Fendi e curata da Massimiliano Gioni, visitabile all\u2019EUR, a Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana, dal 27 gennaio al 16 luglio 2017 e intitolata\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lvmh.it\/notizie-documenti\/notizie\/giuseppe-penone-espone-presso-la-sede-di-fendi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Matrice<\/em><\/a>\u00a0dal titolo dell\u2019opera principale\u00a0<em>ivi<\/em>\u00a0esposta. Per realizzarla, l\u2019artista ha sezionato in due parti il tronco di un abete alto circa 15 metri. Ha poi scelto un anello di crescita e ne ha seguito la traccia per svuotare entrambe le sezioni lasciando intatto solo il legno pi\u00f9 recente e la sua pelle (ovvero la corteccia) con i rami ancora attaccati. Disposte in orizzontale, le due sezioni rimangono sospese da terra grazie ad alcuni rami che toccano il suolo, mentre altri sembrano librarsi nell\u2019aria. A met\u00e0 di una delle sezioni di questo enorme \u201cmillepiedi\u201d in legno, all\u2019interno del tronco svuotato, \u00e8 collocato un elemento in bronzo patinato corrispondente al calco di quella porzione dell\u2019albero dove \u00e8 incastrato e che ha pertanto costituito la sua matrice. L\u2019opera fa quindi riferimento all\u2019assenza, a una parte mancante, al non visibile: al legno estratto dal tronco e alla superficie scelta quale matrice per la creazione (etimologicamente infatti matrice significa utero).<br \/>\nSe in\u00a0<em>Matrice<\/em>\u00a0Penone estrae il legno primigenio (corrispondente cio\u00e8 agli anelli pi\u00f9 antichi) dal tronco e lascia intatta la sua pelle, negli\u00a0<em>Alberi\u00a0<\/em>anch\u2019essi esposti a Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana fa il contrario: scava la pelle e parte del legno sottostante (corrispondente agli anelli pi\u00f9 recenti) da travi di abete o di larice per rendere visibile l\u2019albero in una fase precedente rispetto alla sua trasformazione in trave. In realt\u00e0, in entrambi i lavori a essere centrale \u00e8 la parte interna, primigenia e dunque germinale dell\u2019albero, che \u00e8 evocata per assenza in\u00a0<em>Matrice<\/em><em>\u00a0<\/em>e per liberazione maieutica della forma dalla materia negli\u00a0<em>Alberi<\/em>. La ricerca di Penone \u00e8 dunque una riflessione ontologica sull\u2019essenza stessa del materiale, o meglio, dell\u2019esistente.<br \/>\n\u00abGli alberi ci appaiono solidi, ma se li osserviamo attraverso il tempo, nella loro crescita, diventano una materia fluida e plasmabile\u00bb, afferma Penone che sceglie l\u2019albero come protagonista anche della serie <em>Foglie di pietra<\/em>, costituita da alberi in bronzo che sollevano capitelli settecenteschi.\u00a0Uno di questi \u00e8 stato concepito per essere installato in Largo Goldoni, lungo via del Corso. Si tratta di un blocco di marmo di 11 tonnellate trattenuto a 5 metri da terra dai rami di due calchi in bronzo di un olmo e di un noce, alti rispettivamente 18 e 9 metri. Archeologia e biologia si innestano cos\u00ec l\u2019una sull\u2019altra per veicolare l\u2019idea di un\u2019equivalenza tra azione dell\u2019uomo e azione della natura.<br \/>\nTuttavia, l\u2019agire umano e l\u2019agire naturale non sono solo equivalenti ma anche reciproci. Lo dimostrano alcune opere esposte a Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana che rivelano come la natura e l\u2019uomo abbiano pari facolt\u00e0 di modificare ci\u00f2 con cui entrano in contatto: come le\u00a0<em>Spine d\u2019<\/em><em>acacia<\/em>\u00a0e il grande quadro nero esposto; cos\u00ec \u00e8 il peso del corpo dell\u2019artista a modellare il cumulo di foglie in\u00a0<em>Soffio di foglie<\/em>.<br \/>\nPenone \u00e8 al contempo consapevole che l\u2019attitudine umana a riconoscere nell\u2019esistente forme analoghe al nostro corpo deriva dalla memoria e dall\u2019immaginazione capaci di delineare dentro di noi un\u2019immagine mentale. Da qui il tema della personale\u00a0<a href=\"https:\/\/tuccirusso.com\/en\/exhibition\/112\/images-de-pierre\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Images de Pierre<\/em><\/a>, visitabile presso la Galleria Tucci Russo (Torre Pellice, Torino) dal 28 maggio al 5 novembre. Nella prima sala \u00e8 infatti l\u2019immagine mentale di una figura antropomorfa a essere evocata dai cinque elementi accostati tra loro, ed \u00e8 l\u2019immagine mentale dell\u2019idea di scultura a essere sottesa dalle tre pietre che accolgono gli elementi nobili della scultura atti a permetterle la durata nel tempo (la pietra, l\u2019acciaio e il bronzo).<br \/>\nNella seconda sala \u00e8 invece il gesto del frottage a far emergere l\u2019immagine della \u201cpelle\u201d della parete su cui \u00e8 realizzato, mentre \u00e8 il gesto opposto dello scavare la pelle del marmo a renderne visibili le venature in\u00a0<em>Corpo di pietra \u2013 rami<\/em>. Ma \u00e8 una delle opere esposte nella terza sala,\u00a0<em>Ad occhi chiusi<\/em>, a essere emblematica di cosa l\u2019artista intenda per immagine mentale: le spine di acacia applicate su tela riconducono la natura alla sensibilit\u00e0 tattile della pelle (visualizzano due palpebre chiuse) rinviando alla riflessione che la visione sempre implica dentro di noi.<br \/>\nPensiero, azione del gesto sul materiale e infine piacere della visione sembrano dunque i tre elementi guida del lavoro di Penone, di cui i progetti espositivi realizzati in questa prima met\u00e0 del 2017 forniscono un eccellente spaccato come emerge dalla conversazione che abbiamo avuto nel suo studio torinese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_3025\" aria-describedby=\"caption-attachment-3025\" style=\"width: 830px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3025 size-full\" title=\"una veduta della mostra Giuseppe Penone. Images de pierre, 2017, Galleria Tucci Russo, Torre Pellice \u00a9 Giuseppe Penone. Courtesy Tucci Russo Studio per l\u2019Arte Contemporanea, Torre Pellice\/Torino\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/7.-min.jpg\" alt=\"una veduta della mostra Giuseppe Penone. Images de pierre, 2017, Galleria Tucci Russo, Torre Pellice \u00a9 Giuseppe Penone. Courtesy Tucci Russo Studio per l\u2019Arte Contemporanea, Torre Pellice\/Torino\" width=\"830\" height=\"609\" srcset=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/7.-min.jpg 830w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/7.-min-768x564.jpg 768w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/7.-min-16x12.jpg 16w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/7.-min-300x220.jpg 300w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/7.-min-600x440.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 830px) 100vw, 830px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3025\" class=\"wp-caption-text\">una veduta della mostra <em>Giuseppe Penone. Images de Pierre<\/em>, 2017, Galleria Tucci Russo, Torre Pellice \u00a9 Giuseppe Penone. Courtesy Tucci Russo Studio per l\u2019Arte Contemporanea, Torre Pellice\/Torino<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ilaria Bernardi:\u00a0<\/strong><em>Nel 2017 ha realizzato tre mostre in tre spazi espositivi molto diversi tra loro, sia per architettura sia per storia: a Roma, presso il Palazzo della Civilt<\/em><em>\u00e0 <\/em><em>Italiana progettato per l\u2019Esposizione Universale del 1942 e presso\u00a0l\u2019edificio costruito nel 1921 originariamente sede di una banca e ora della Gagosian Gallery; a Torre Pellice presso l\u2019ex stamperia dove \u00e8 ubicata la Galleria Tucci Russo. In che modo l\u2019architettura e la storia di questi tre edifici hanno influito sulla scelta dei lavori da esporvi?<\/p>\n<p><\/em><strong>Giuseppe Penone:<\/strong>\u00a0A determinare la scelta delle opere da esporre non \u00e8 solo lo spazio, ma pu\u00f2 essere anche il rapporto con le persone che lo gestiscono con le quali \u00e8 possibile dialogare. \u00c8 ad esempio il caso della mostra nella galleria di Tucci Russo che \u00e8 un amico (lo conosco dal 1969) e con cui ho condiviso un percorso iniziando a esporre da lui molti anni fa. La sua galleria si trova in un grande edificio a Torre Pellice, quindi in un luogo un po\u2019 fuori mano rispetto al centro di Torino: per questa ragione \u00e8 frequentata da un pubblico ristretto ma molto interessato all\u2019arte. Realizzarvi una personale implica la preoccupazione sia di trovare un\u2019idea che possa riscuotere interesse sia di gestire un cos\u00ec vasto spazio espositivo. Dato il nostro lungo rapporto di amicizia, lavorare con Tucci ha il vantaggio di poter dialogare con una persona che ricorda le mie opere, le conosce, sa situarle e sa anche parlarne. Con Tucci \u00e8 possibile affrontare certi aspetti del mio lavoro, rivederli e ripresentarli cos\u00ec come esporre opere dimenticate o raramente viste. L\u2019idea stessa della mostra ora in corso \u00e8 nata da un lavoro che avevo realizzato ed esposto al Centro incisioni di Ginevra ma che dopo quell\u2019occasione non avevo pi\u00f9 mostrato. Si tratta di stampe realizzate inchiostrando una lastra di marmo e applicando il processo di stampa litografico al fine di ottenere l\u2019immagine di quel materiale. Il titolo dell\u2019opera \u00e8\u00a0<em>Images de Pierres<\/em>: da qui il titolo della mostra\u00a0<em>Images de Pierre<\/em>\u00a0(\u201cImmagini di pietra\u201d) dove ho scelto di presentare quelle stampe assieme ad altri lavori legati all\u2019uso della pietra e del minerale nel mio lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_3029\" aria-describedby=\"caption-attachment-3029\" style=\"width: 736px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3029\" title=\"Giuseppe Penone, Images de Pierres, 1993 \u00a9 Giuseppe Penone. Courtesy Tucci Russo Studio per l\u2019Arte Contemporanea, Torre Pellice\/Torino\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/11-min.jpg\" alt=\"Giuseppe Penone, Images de Pierres, 1993 \u00a9 Giuseppe Penone. Courtesy Tucci Russo Studio per l\u2019Arte Contemporanea, Torre Pellice\/Torino\" width=\"736\" height=\"540\" srcset=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/11-min.jpg 830w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/11-min-768x564.jpg 768w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/11-min-16x12.jpg 16w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/11-min-300x220.jpg 300w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/11-min-600x440.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 736px) 100vw, 736px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3029\" class=\"wp-caption-text\">Giuseppe Penone, <em>Images de Pierres<\/em>, 1993 \u00a9 Giuseppe Penone. Courtesy Tucci Russo Studio per l\u2019Arte Contemporanea, Torre Pellice\/Torino<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La personale alla Galleria Gagosian di Roma, invece, implicava la necessit\u00e0 di proporre qualcosa di diverso rispetto a quanto esposto parallelamente a Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana. Ho quindi scelto opere recenti che rendessero conto delle mie attuali riflessioni e che ben si integrassero al bellissimo spazio ovale della galleria, molto differente rispetto al Palazzo all\u2019EUR.<br \/>\nIl Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana era il luogo simbolo da cui doveva partire la costruzione dei padiglioni delle altre nazioni per l\u2019Esposizione Universale del 1942 ed \u00e8 una sorta di scenografia: presenta alcuni elementi caratteristici dello stile retorico fascista e altri che possono far pensare alla Metafisica e ai dipinti di De Chirico. Le stesse sculture presenti sono molto scenografiche in quanto prive di forza scultorea e all\u2019interno l\u2019edificio \u00e8 interamente rivestito in marmo. Quel Palazzo corrisponde all\u2019idea di una romanit\u00e0 condensata in un cubo. Nonostante le sue caratteristiche storiche e architettoniche, ho pensato che il mio lavoro poteva comunque dialogarvi, non ponendosi in contrasto n\u00e9 in polemica, ma sfruttandone le peculiarit\u00e0. Il mio lavoro non \u00e8 basato sulla retorica n\u00e9 su un\u2019immagine prestabilita da ricavare dalla materia, ma sulla ricerca di ci\u00f2 che \u00e8 la materia per rivelarne i caratteri intrinseci: questo \u00e8 il mio proposito di scultura. La \u201cnaturalit\u00e0\u201d del mio lavoro poteva s\u00ec creare un contrasto con la retorica del Palazzo, ma si trattava di un contrasto analogo a quello prodotto dall\u2019ingresso di una persona in un simile edificio. Per questa ragione ho scelto di presentare alcune opere molto fragili come\u00a0<em>Soffio di foglie<\/em>, costituita da foglie che in quanto tali si possono disperdere e che hanno una durata limitata. Ho scelto invece\u00a0<em>Pelle di grafite\u00a0<\/em>in funzione della qualit\u00e0 della luce che arriva e si riflette sull\u2019opera esaltandola in tutte le sue parti, mentre ho voluto esporre\u00a0<em>Foglie di pietra\u00a0<\/em>per creare un rapporto con l\u2019installazione in Largo Goldoni.<\/p>\n<p><strong>IB:<\/strong>\u00a0<em>L\u2019opera cardine della mostra all\u2019EUR \u00e8 <\/em>Matrice<em>\u2026<br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>GP:<\/strong>\u00a0S\u00ec, il lavoro che d\u00e0 il titolo alla mostra \u00e8\u00a0<em>Matrice<\/em>, scelto anche in base alla sua dimensione che \u00e8 perfetta per la sala dove \u00e8 allestita. Alcuni anni fa avevo realizzato con la resina un\u2019opera simile, ma molto pi\u00f9 grande (50 metri) e l\u2019avevo esposta all\u2019\u00c9cole Nationale des Beaux Arts di Parigi, poi al Mus\u00e9e des Arts Contemporains du\u00a0Grand-Hornu\u00a0e ad\u00a0<em>Unlimited<\/em>\u00a0dove era stata presentata da Tucci Russo. Essendo molto difficile trovare spazi di quelle dimensioni, inizialmente avevo pensato di realizzarne una replica di dimensioni ridotte. L\u2019evoluzione dell\u2019opera mi ha portato alla sintesi espressa nel negativo dell\u2019albero. L\u2019idea dell\u2019albero \u00e8 quindi un\u2019assenza, che ho poi sottolineato inserendovi un elemento in bronzo corrispondente alla traccia dell\u2019area dove ho preso l\u2019impronta.\u00a0<em>Matrice<\/em><em>\u00a0<\/em>avrebbe dovuto essere esposta per la prima volta nella galleria d\u2019onore del Rijksmuseum di Amsterdam, dove ho mostrato la scorsa estate, ma la quantit\u00e0 media di visitatori presenti al museo e le dimensioni dell\u2019opera avrebbero implicato rischi sia per l\u2019opera stessa sia per i visitatori, da qui la scelta di non esporla. La grande sala al Palazzo della Civilt\u00e0 \u00e8 invece perfetta per\u00a0<em>Matrice<\/em>\u00a0e ha fornito un\u2019ottima occasione per presentarla.<\/p>\n<p><strong>IB:<\/strong>\u00a0<em>Quando e come nasce il progetto per <\/em>Foglie di pietra<em> installata in Largo Goldoni?<br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>GP:<\/strong>\u00a0L\u2019idea della mostra al Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana \u00e8 nata successivamente al progetto per l\u2019opera in Largo Goldoni e la evoca attraverso alcuni disegni, scelti assieme a Massimiliano Gioni, che costituiscono una mostra nella mostra: alcuni sono progettuali, mentre altri, realizzati dalla fine degli anni Sessanta a oggi, presentano elementi e concetti analoghi a quelli di\u00a0<em>Foglie di pietra<\/em>. Nel 2013 ad Arles avevo esposto un albero in bronzo con un elemento architettonico in pietra arenaria. Essendo Arles una citt\u00e0 con un\u2019architettura romana e quindi legata al concetto classico di architettura, ho pensato che quell\u2019idea di scultura poteva funzionare anche a Roma. Sono sempre rimasto colpito dal fatto che quando sorge un nuovo edificio in un luogo \u00e8 per noi difficile accettarlo perch\u00e9 lo vediamo come l\u2019intrusione di un elemento sconosciuto. Distinguiamo il nuovo dal preesistente cos\u00ec come distinguiamo l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019uomo dall\u2019attivit\u00e0 della natura, quando invece l\u2019uomo \u00e8 esso stesso natura. Col passare del tempo, infatti, queste due entit\u00e0 si annullano. A dimostrarlo sono le rovine: se guardiamo le rovine di un castello possiamo percepire l\u2019azione dell\u2019uomo che ha costruito l\u2019edificio poi diventato naturale perch\u00e9 invaso dalla vegetazione. Il tempo dimostra chiaramente l\u2019inesistenza di una divisione tra uomo e natura, tra attivit\u00e0 dell\u2019uomo e attivit\u00e0 della natura. Inoltre, fin dall\u2019antichit\u00e0, esiste l\u2019idea di un\u2019architettura naturalistica, cio\u00e8 concepita in base a un modello vegetale che implica la corrispondenza delle colonne con i tronchi e dei capitelli con le foglie. Nell\u2019opera per Largo Goldoni ho usato non a caso il marmo per indicare da un lato la memoria umana di quel materiale che viene solitamente associato all\u2019architettura e alla scultura; dall\u2019altro la sua memoria geologica percepibile attraverso le sue vene. L\u2019idea poi di sospendere il marmo a cinque metri da terra solo in apparenza pu\u00f2 sembrare assurda ma in realt\u00e0, soprattutto a Roma, si possono trovare resti architettonici anche a cinque metri sotto terra. Infine, in\u00a0<em>Foglie di pietra<\/em>\u00a0\u00e8 sottesa anche l\u2019idea della crescita e dell\u2019elevazione dell\u2019albero data dalla forza della luce, contrapposta alla forza di gravit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_3023\" aria-describedby=\"caption-attachment-3023\" style=\"width: 696px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3023 size-full\" title=\"Giuseppe Penone, Foglie di pietra, 2017, Largo Goldoni, Roma \u00a9 Giuseppe Penone. Courtesy Fendi\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/5.-min.jpg\" alt=\"Giuseppe Penone, Foglie di pietra, 2017, Largo Goldoni, Roma \u00a9 Giuseppe Penone. 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Courtesy Fendi<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>IB:\u00a0<\/strong><em>L\u2019idea di un\u2019equivalenza tra uomo e natura \u00e8 sottesa anche dalle opere esposte alla Gagosian, dove per\u00f2 si d<\/em><em>\u00e0 <\/em><em>molto rilievo al gesto del toccare e alla relazione con la realt<\/em><em>\u00e0 <\/em><em>che esso comporta\u2026<br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>GP:<\/strong>\u00a0La mostra alla Gagosian nasce da una considerazione relativa alla posizione che si pu\u00f2 assumere nei confronti della scultura. La scultura pu\u00f2 essere un oggetto trovato che viene esposto perch\u00e9 occupa un volume, oppure pu\u00f2 essere una rappresentazione, ma pu\u00f2 essere anche una riflessione sul rapporto che il corpo instaura con la realt\u00e0 circostante. Se io prendo in mano un bicchiere, la mia mano diventa il negativo del bicchiere; se io appoggio la mia mano su una superficie piana essa diventa piana: l\u2019azione della mano \u00e8 sempre un\u2019azione di struttura. Questa considerazione crea un\u2019equivalenza tra il nostro corpo e la realt\u00e0 esterna: il gesto del toccare qualcosa, pur provocando sensazioni diverse in base al materiale toccato, connota tutta l\u2019esperienza del nostro vissuto. Nel mio lavoro rappresento non l\u2019oggetto toccato, ma l\u2019azione: c\u2019\u00e8 quindi l\u2019idea dell\u2019assenza dell\u2019oggetto che si tocca e che muta a seguito di quel gesto in quanto vi lascia sempre un\u2019impronta. Affrontando questa riflessione, la mostra da Gagosian anticipa in parte l\u2019opera che presenter\u00f2 ad Abu Dhabi, dove ho raccolto terre da diversi paesi del mondo e ho dato loro una forma corrispondente all\u2019impronta delle mie mani. La terra \u00e8 la memoria vegetale e minerale del luogo da cui proviene: mescolare e radunare in uno spazio terre provenienti da luoghi diversi significa avvicinare e raccogliere memorie diverse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_3027\" aria-describedby=\"caption-attachment-3027\" style=\"width: 486px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3027\" title=\"Giuseppe Penone, Indistinti confini - Velinus, 2013 \u00a9 Giuseppe Penone. Courtesy Tucci Russo Studio per l\u2019Arte Contemporanea, Torre Pellice\/Torino\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/9-min.jpg\" alt=\"Giuseppe Penone, Indistinti confini - Velinus, 2013 \u00a9 Giuseppe Penone. 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Courtesy Tucci Russo Studio per l\u2019Arte Contemporanea, Torre Pellice\/Torino<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>IB:\u00a0<\/strong><em>Alla Galleria Tucci Russo la tematica mi sembra legata all\u2019immagine mentale che ogni elemento della realt\u00e0 \u00e8 capace di provocare dentro di noi. Nello specifico,\u00a0che cos\u2019\u00e8 per lei un\u2019immagine mentale?<br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>GP:<\/strong>\u00a0L\u2019immagine mentale \u00e8 una conseguenza dell\u2019idea di opera: in base a come la si dispone, un\u2019opera d\u00e0 origine a diverse interpretazioni. Il lavoro esposto da Tucci pi\u00f9 esemplificativo in tal senso \u00e8\u00a0<em>Ad occhi chiusi<\/em>\u00a0dove si riconoscono due palpebre che ben illustrano l\u2019idea di riflessione su un\u2019immagine mentale. Ma anche il marmo che caratterizza altre delle opere esposte ci appare come un qualcosa che ci appartiene sia perch\u00e9 vi intravediamo le vene in modo simile alle vene che possiamo intravedere attraverso la nostra pelle, sia perch\u00e9 ha una morbidezza che ricorda la morbidezza del nostro corpo. In realt\u00e0 si tratta solo della nostra interpretazione di un materiale costituito da sedimentazioni; un\u2019interpretazione che deriva dalla nostra incapacit\u00e0 di vedere la realt\u00e0 se non attraverso il nostro corpo. Tutto ci\u00f2 che ci circonda, anche le invenzioni tecnologiche, sono frutto della sintesi e dell\u2019elaborazione di una forma che gi\u00e0 ci appartiene. L\u2019uomo \u00e8 natura e tutto ci\u00f2 che esiste concorre alla costruzione della natura, in quanto ogni materia ha una sua fluidit\u00e0 e produce pertanto forme o immagini analoghe.<\/p>\n<p><strong>IB:\u00a0<\/strong><em>Forse \u00e8 proprio l\u2019importanza che lei ha sempre dato ai materiali, al fare\/toccare con le proprie mani, e all\u2019immagine mentale ad averle permesso, tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, di non cadere nella coeva \u201c<\/em><em>moda<\/em><em>\u201d del concettuale ma di mantenere una coerenza estrema nel suo lavoro\u2026<br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>GP:<\/strong>\u00a0In realt\u00e0 ho partecipato alla prima mostra in cui questa parola \u00e8 stata usata:\u00a0<em>Konzeption-Conception<\/em>, tenutasi nel 1969 allo St\u00e4dtisches Museum di Leverkusen. La mostra corrispondeva al catalogo: a ciascun artista invitato era stato chiesto di concepirne e inviarne alcune pagine. Io per\u00f2 ho sempre ritenuto la parola limitata nel tempo: ci sono lingue che, seppur vive, possiamo non comprendere cos\u00ec come ci sono numerose lingue non pi\u00f9 in uso. Inoltre le parole inducono molteplici suggestioni e interpretazioni diverse. L\u2019immagine invece \u00e8 trasversale al tempo e allo spazio: se guardiamo un dipinto in una grotta preistorica, percepiamo immediatamente cosa esso rappresenti cos\u00ec come l\u2019emozione di chi lo ha realizzato. L\u2019immagine ha in s\u00e9 una comprensibilit\u00e0 di gran lunga superiore a quella della scrittura: riconosciamo immediatamente le forme antropomorfe, le figure geometriche, il doppio, perch\u00e9 sono immagini che in qualche modo ci appartengono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_3026\" aria-describedby=\"caption-attachment-3026\" style=\"width: 538px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3026\" title=\"Giuseppe Penone, Corpo di pietra- Rami, dettaglio, 2016 \u00a9 Giuseppe Penone. Courtesy Tucci Russo Studio per l\u2019Arte Contemporanea, Torre Pellice\/Torino\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/8.-min.jpg\" alt=\"Giuseppe Penone, Corpo di pietra- Rami, dettaglio, 2016 \u00a9 Giuseppe Penone. 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Courtesy Tucci Russo Studio per l\u2019Arte Contemporanea, Torre Pellice\/Torino<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>IB:<\/strong>\u00a0<em>Quali sono i suoi prossimi progetti espositivi?<br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>GP:<\/strong>\u00a0I progetti per il futuro sono molti, tra cui il lavoro prima accennato per Abu Dhabi, una grande opera per il centro culturale di Dhahran, una personale allo Ch\u00e2teau La Coste ad Aix-en-Provence e una mostra allo Yorkshire Park prevista per il prossimo anno.<\/p>\n<p><em>Estate 2017<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante nel corso del suo cinquantennale percorso artistico abbia ottenuto i pi\u00f9 prestigiosi riconoscimenti (tra cui l\u2019invito a rappresentare l\u2019Italia alla 52. Biennale di Venezia nel 2007 e il Praemium Imperiale conferitogli dalla Japan Art Association nel 2014), Giuseppe Penone non esita mai a rimettersi in gioco, a sperimentare, ad approfondire. 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