{"id":3837,"date":"2023-07-19T10:00:40","date_gmt":"2023-07-19T08:00:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arteecritica.it\/?p=3837"},"modified":"2023-07-25T14:55:32","modified_gmt":"2023-07-25T12:55:32","slug":"in-cerca-di-cloti-ricciardi-ritratto-collettivo-di-uneterna-adolescente-dellarte-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteecritica.it\/en\/in-cerca-di-cloti-ricciardi-ritratto-collettivo-di-uneterna-adolescente-dellarte-contemporanea\/","title":{"rendered":"In cerca di Cloti Ricciardi. Ritratto collettivo di un\u2019<em>eterna adolescente<\/em> dell\u2019arte contemporanea"},"content":{"rendered":"<p><strong>Antefatto<br \/>\n<\/strong>Il Parco Internazionale di Scultura Contemporanea \u201c<a href=\"https:\/\/scultureincampo.it\/scopri\/mostre-temporanee\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sculture in Campo<\/a>\u201d, presso le sue due nuove sedi \u201cal coperto\u201d IPOGEO e PROGETTI, entrambe all\u2019interno del borgo storico di Bassano in Teverina, dal prossimo 11 settembre ospiter\u00e0 una piccola, intima quanto intensa mostra-omaggio dedicata a Cloti Ricciardi (Roma, 1939). Dell\u2019artista romana il pubblico ha potuto recentemente imbattersi in <em>Respiro<\/em> (1968) al Palazzo delle Esposizioni, in occasione della Quadriennale d\u2019arte 2020. La mostra a Bassano in Teverina, con la collaborazione di Mariolina Ricciardi, sorella di Cloti, accoglie un nucleo di opere che magistralmente fondono materia, pittura, scultura e installazione con un\u2019analisi dello spazio e un linguaggio formale personalissimo, difficilmente ascrivibili agli \u201cismi\u201d del nostro tempo. Voluta e organizzata da Lucilla Catania, nella sua duplice veste di presidente di \u201cSculture in Campo\u201d e di amica-collega di lungo corso di Cloti, questo omaggio espositivo rientra nella pi\u00f9 ampia progettualit\u00e0 del Parco di contribuire a rimuovere quel velo dietro il quale si cela ancora l\u2019attivit\u00e0 di tante, troppe artiste ignorate, sottovalutate, prive di approfondimenti storico-critici adeguati, nonostante abbiano apportato all\u2019arte contemporanea un contributo ineludibile.<br \/>\n\u00c8 il mese di maggio scorso quando Lucilla Catania mi chiede di curare la mostra di Cloti. Accetto subito di buon grado e, di l\u00ec a qualche giorno, ci troviamo entrambi nella casa-studio di Cloti Ricciardi, nel cuore di Roma.<\/p>\n<p><strong>Una lunga storia di amicizia e di lavoro<br \/>\n<\/strong>L\u2019abitazione-studio di Cloti \u00e8 situata al piano intermedio di un antico palazzo romano dall\u2019atmosfera romantica, incastonato in un viottolo caotico tra ristorantini e negozietti di souvenir a un tiro di schioppo da Fontana di Trevi. Mentre saliamo le strette scale tagliate per far posto a un angusto ascensore, mi viene spontaneo chiedere a Lucilla quando ha conosciuto Cloti. \u00abNei primi anni \u201990. La conoscevo gi\u00e0 <em>di fama<\/em>. L\u2019incontro con lei \u00e8 stato l\u2019inizio di una lunga storia umana e professionale, bella, importante e altrettanto bizzarra, soprattutto se analizziamo il contesto artistico romano di quel periodo\u00bb. \u00abCio\u00e8?\u00bb. \u00abEravamo due artiste, due donne, appartenenti a generazioni artistiche molto diverse sia per et\u00e0 che per tematiche di ricerca. Cloti era espressione pura della ricerca sperimentale degli anni Sessanta\/Settanta. Io, invece, espressione altrettanto pura degli anni Ottanta, del ritorno all\u2019opera, a una visione classica dell\u2019arte e della scultura\u00bb. \u00abDifficile intendersi?\u00bb, le ribatto. \u00abAssolutamente no, anche perch\u00e9 eravamo due artiste atipiche. Nell\u2019arte romana degli anni Ottanta e Novanta il modello dominante era quello <em>maschile<\/em> che si fondava su un\u2019idea molto semplice: gli artisti si organizzavano in gruppi di lavoro sulla base di affinit\u00e0 linguistiche, quindi per somiglianza. Riproducendo una logica militare, questi gruppi andavano alla conquista, spesso sostenuti da critici d\u2019arte affiliati a questo o quell\u2019altro gruppo di gallerie d\u2019arte che potessero occuparsi del loro lavoro. In ballo c\u2019era l\u2019affermazione del gruppo sia sul piano culturale che, successivamente, su quello del mercato. Il rapporto di lavoro e di amicizia tra Cloti e me si basava sulla differenza, sulla diversit\u00e0 e sulla curiosit\u00e0 che questa diversit\u00e0 produceva. Nessuna galleria da conquistare dunque, piuttosto un percorso da fare insieme, un attimo delle nostre esistenze da condividere\u00bb. \u00abPer questa libert\u00e0 di azione e di comportamento, in un sistema dell\u2019arte governato quasi esclusivamente dagli uomini, avete avuto un prezzo da pagare?\u00bb. \u00abS\u00ec, soprattutto Cloti. Unica donna-scultrice a Roma in quegli anni socialmente e culturalmente rivoluzionari, ha vissuto pesantemente un\u2019incomprensibile e ingiusta\u00a0 emarginazione. Il sistema, all\u2019epoca, non prevedeva l\u2019esistenza di figure femminili, <em>l\u2019arte era solo per uomini<\/em>. La sua adesione al movimento femminista romano ne \u00e8 la riprova. In modo meno severo io stessa ho vissuto analoghe limitazioni. Solo nei recenti anni Duemila le giovani artiste, in massa, hanno sfondato quel muro di gomma che le opprimeva entrando prepotentemente nel mondo dell\u2019Arte. La storia \u00e8 cambiata, posso affermare che la <em>quantit\u00e0<\/em> \u00e8 diventata finalmente <em>qualit\u00e0<\/em>. Nonostante ci\u00f2, ancora oggi, le conseguenze nefaste di quella discriminazione di genere pesano molto e rendono difficile il pieno riconoscimento del valore artistico di figure femminili di indubbio valore e talento\u00bb. \u00abTu e Cloti avevate delle, possiamo dire, <em>affinit\u00e0 elettive<\/em>?\u00bb. \u00abS\u00ec, un modo simile di sentire il mondo e di vivere l\u2019arte. Sul piano della sensibilit\u00e0 artistica due aspetti ci univano: la ricerca della semplicit\u00e0 e della sintesi nella costruzione dell\u2019opera. Cloti aveva la straordinaria capacit\u00e0 di saper utilizzare, senza preclusione alcuna, qualsiasi materiale o oggetto che fosse adatto a esprimere l\u2019idea di quell\u2019opera in quel determinato momento. La sua libert\u00e0 creativa era infinita e incondizionata. Mi vengono spesso alla mente certe espressioni del suo viso piene di meraviglia, di stupore e di curiosit\u00e0. Del resto i grandi artisti e le grandi artiste sono eterni\/e adolescenti, e Cloti \u00e8 cos\u00ec tuttora\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_3844\" aria-describedby=\"caption-attachment-3844\" style=\"width: 406px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3844\" title=\"Cloti Ricciardi, Expertise, conferma di identit\u00e0, Roma, Milano 1972\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/1-min-6.jpg\" alt=\"Cloti Ricciardi, Expertise, conferma di identit\u00e0, Roma, Milano 1972\" width=\"406\" height=\"650\" srcset=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/1-min-6.jpg 830w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/1-min-6-768x1230.jpg 768w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/1-min-6-7x12.jpg 7w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/1-min-6-300x480.jpg 300w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/1-min-6-600x961.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 406px) 100vw, 406px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3844\" class=\"wp-caption-text\">Cloti Ricciardi, <em>Expertise, conferma di identit\u00e0<\/em>, Roma, Milano 1972<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La casa-studio<br \/>\n<\/strong>Come dare torto a Lucilla, penso, quando varchiamo l\u2019ingresso dell\u2019abitazione-studio di Cloti, che sembra quella di un\u2019adolescente dei fantastici anni Sessanta a Roma. L\u2019infilata di stanze tappezzate di opere di Cloti e di cimeli dei suoi amici della Scuola di Piazza del Popolo appare quasi come una gigantesca macchina del tempo programmata per un salto indietro di circa sessant\u2019anni. S\u00ec, il tempo da Cloti sembra essersi fermato. Sembra di trovarsi all\u2019interno di una sua gigantesca installazione, in una sua <em>anomia del tempo e dello spazio<\/em>. Dove per <em>anomia<\/em> si intende il procedere al di fuori di ogni codificazione, in modo libero e \u201claterale\u201d, quella sosta in cui ci abbandoniamo a una pausa. Ci accoglie all\u2019ingresso la sorella di Cloti, Mariolina. Mentre attraversiamo le stanze di una casa che sembra interminabile, Mariolina \u2013 da me pungolata \u2013 ci apre le porte ai suoi ricordi pi\u00f9 antichi. \u00abCloti ha sempre disegnato, ritratti di noi familiari, dei parenti, dei gatti e di tutti quelli che passavano dalla nostra casa. Ma la consapevolezza che volesse fare la \u201cpittrice\u201d, l\u2019artista, l\u2019ho avuta solo quando espresse l\u2019esigenza di affittare un proprio studio dove poter lavorare alle sue opere, con le discussioni e le perplessit\u00e0 familiari che ne seguirono. Nel 1964 suscitava pi\u00f9 di una perplessit\u00e0 infatti che una ragazza per bene prendesse un appartamento in affitto da sola per dipingere\u2026 Fin da ragazzina l\u2019ho accompagnata nel suo studio in quei primi anni. Spesso andavo a trovarla, passavo parte del mio tempo con lei, a volte ad aiutarla. Pi\u00f9 di frequente solo a farle compagnia e a guardarla lavorare. Ho avuto cos\u00ec l\u2019occasione di accedere a un mondo, per me ragazzina, straordinariamente interessante, tra mostre, gallerie, artiste e artisti. Negli anni Settanta ci siamo ritrovate poi nei movimenti di lotta femminista, ciascuna secondo le proprie scelte politiche, nelle sedi collettive di discussione o nelle grandi manifestazioni di piazza\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La militanza artistica e femminista<br \/>\n<\/strong>Mentre Mariolina Ricciardi accenna alla militanza artistica e femminista di Cloti, mi tornano alla mente le parole di Laura Iamurri che avevo sentito pochi giorni prima. \u00abCloti Ricciardi \u00e8 un\u2019artista militante, mi verrebbe da dire che lo \u00e8 sempre stata, almeno dal momento del suo incontro con il nascente movimento neofemminista nel 1970; una militanza importante, all\u2019inizio nel gruppo di Rivolta Femminile, poi nel collettivo di Pompeo Magno. Con la nostra artista sempre in prima linea nei cortei, sempre pronta a mettere a disposizione del movimento femminista romano la propria creativit\u00e0 per gli apparati effimeri delle manifestazioni e per le riviste, alle quali contribuiva con illustrazioni e testi. Della militanza di Cloti le opere non lasciano trapelare traccia evidente. A eccezione di alcuni lavori realizzati nei primi anni Settanta, quasi una verifica condotta insieme al definirsi dell\u2019impegno nel presente, e del piccolo libro fotografico <em>alfabeta<\/em> (1976), originale tentativo di liberare il linguaggio dalle scorie del patriarcato, il lavoro di Cloti Ricciardi appare come una ricerca autonoma, in dialogo con la sua contemporaneit\u00e0 e con la storia dell\u2019arte, ma totalmente libera da ogni tentazione illustrativa. L\u2019autonomia del suo magnifico linguaggio creativo e la sua militanza politica hanno seguito tracce parallele, senza mai intralciarsi, al contrario sostenendosi reciprocamente con forza\u00bb.<br \/>\nIl tema della relazione tra femminismo e attivit\u00e0 artistica in Cloti, come quello del ruolo dell\u2019autocoscienza femminista nella nascita di lavori del tipo di <em>Expertise<\/em>, li approfondisco telefonando a Benedetta Carpi De Resmini. \u00ab<em>Atto di Nascita, n.714 Ricciardi Clotilde<\/em>, \u00e8 con questo semplice gesto che l\u2019artista si definisce, si presenta in maniera netta, indiscutibile. Era il 1972 quando Cloti Ricciardi rimarcava l\u2019orgoglio dell\u2019essere donna: nell\u2019opera <em>Expertise. Conferma di identit\u00e0<\/em> stampa il suo certificato di nascita in un formato sovradimensionato, delle misure di un poster, apponendovi dei timbri femministi. L\u2019artista utilizza dunque la prova giuridica della propria persona, dandole la dimensione e l\u2019importanza di un quadro. Come in un\u2019autentica di un\u2019opera d\u2019arte, Ricciardi legittima se stessa in quanto artista e rimarca con forza l\u2019orgoglio di essere donna tramutandolo in opera d\u2019arte e assegnandogli, dunque, un valore prezioso\u00bb. \u00abSe non sbaglio, il vostro primo incontro \u00e8 stato proprio grazie a questo lavoro?\u00bb, le chiedo. \u00abS\u00ec, durante la preparazione della mostra <a href=\"https:\/\/www.grafica.beniculturali.it\/tutti-gli-archivi\/mostre\/magma-8789.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>MAGMA<\/em><\/a>, tenutasi nel 2018 a Roma, all\u2019Istituto Centrale della Grafica, a pochi passi dalla sua abitazione. La preparazione di questa mostra dedicata al femminismo \u00e8 stata lunga, tuttavia la scelta delle sue opere \u00e8 stata invece istantanea. Cloti affermava con semplicit\u00e0 che in fondo l\u2019opera che in qualche modo pi\u00f9 la rappresentava era proprio <em>Expertise<\/em>: \u201cera l\u2019espertizzazione che ero veramente una femmina, l\u2019orgoglio di appartenere a un sesso, che non \u00e8 un segno di inferiorit\u00e0 ma anzi un segno di gioia, felicit\u00e0, ironia\u201d (Seravalli, 2013)\u00bb. Mi congedo da Benedetta con un\u2019ultima domanda: \u00abOggi nel tempo della fluidit\u00e0 in quanto essenza del nostro essere, riscoprire quest\u2019opera di Cloti cosa pu\u00f2 significare?\u00bb. \u00abDiventa un modo per riflettere su questo momento storico sociale e politico: non per negare questo tempo di cambiamento, ma per continuare sulle orme di Cloti, che \u00e8 sempre stata un\u2019attivista trasversale, per delineare alcuni punti determinanti per un\u2019azione politica in quanto soggetto di diversit\u00e0, fuori dal coro\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_3848\" aria-describedby=\"caption-attachment-3848\" style=\"width: 830px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3848 size-full\" title=\"Cloti Ricciardi, Autoritratto, 1976\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/3-min-4.jpg\" alt=\"Cloti Ricciardi, Autoritratto, 1976\" width=\"830\" height=\"472\" srcset=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/3-min-4.jpg 830w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/3-min-4-768x437.jpg 768w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/3-min-4-18x10.jpg 18w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/3-min-4-300x171.jpg 300w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/3-min-4-600x341.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 830px) 100vw, 830px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3848\" class=\"wp-caption-text\">Cloti Ricciardi, <em>Autoritratto<\/em>, 1976<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La malattia, il sorriso e lo sguardo \u201cobliquo\u201d della realt\u00e0<br \/>\n<\/strong>Sto ancora riflettendo sulle parole di Benedetta Carpi De Resmini quando Mariolina Ricciardi, rivolgendo lo sguardo verso di me e Lucilla Catania, aggiunge: \u00abCon la sua voglia di sperimentare e con una sorta di instancabile furore creativo, Cloti ha ricercato e prodotto sempre, fino a qualche anno fa, quando \u00e8 stata sopraffatta non solo da difficili situazioni familiari, ma soprattutto dalla malattia che l\u2019ha allontanata progressivamente dal pensiero e dal mondo reale\u00bb. Incontriamo Cloti nel suo soggiorno. \u00c8 seduta al tavolo quando ci saluta. C\u2019\u00e8, \u00e8 davanti a noi, ma \u00e8 come se non ci fosse. Tuttavia, splende quel suo sorriso inconfondibile che la malattia non \u00e8 riuscita a sottrarle. \u00c8 lo stesso sorriso, per esempio, che Cloti ha immortalato di s\u00e9 in quella pozzanghera in resina epossidica con cui \u201cguarda dal basso\u201d nell\u2019installazione <em>Misura per misura<\/em> del 1992, presentata alla Biennale di Venezia del 1993. Questo \u201cautoritratto\u201d introduce un altro leitmotiv della sua ricerca, quello delle percezioni ribaltate e differenti, della mutazione dello sguardo al di fuori di schemi prestabiliti, per costruire e riconoscere nuove relazioni e nuovi rapporti con la realt\u00e0. L\u2019impiego ricorrente di superfici specchianti, quelle d\u2019acciaio, di vetri trasparenti e di resine opache, sottolinea questa dimensione di percezione nuova (Zanfi, 2000), questa possibilit\u00e0 di capienza di altre immagini. Nella determinazione a \u201cspostare l\u2019orizzonte di ci\u00f2 che l\u2019opera ci d\u00e0 a vedere sul limite di ci\u00f2 che non \u00e8 visibile, ma gi\u00e0 si offre per trasparenze\u201d (Trini, 1989) oppure per riflesso.<\/p>\n<p><strong>L\u2019acqua e le mappe geografiche<br \/>\n<\/strong>La casa-studio di Cloti \u00e8 particolarmente calda sotto la canicola romana. Da una finestra aperta di una stanza prospiciente al soggiorno dove ci troviamo, si pu\u00f2 cogliere a tratti il gorgoglio dell\u2019acqua che scorre senza sosta da un nasone, la tipica fontanella pubblica della Citt\u00e0 Eterna. Chiss\u00e0 quante volte, mi viene da pensare, Cloti si sar\u00e0 soffermata a contemplare l\u2019acqua di una delle numerose e bellissime fontane della sua citt\u00e0 natale, oppure le pozzanghere tra i sanpietrini dopo un violento rovescio di pioggia. Per lei l\u2019acqua \u00e8 infatti sempre stata vita, vita creativa, un\u2019\u201cinsegna\u201d con cui \u00e8 nato il suo lavoro e che ne ha sovrastato l\u2019esistenza. Al tema dell\u2019acqua ha dedicato una serie di mostre, a partire da <em>Ipotesi grafica<\/em>, allestita nel 1971 alla Galleria Toselli di Milano, fino a <a href=\"http:\/\/www.artefuoricentro.it\/mostre-fuoricentro\/cloti-ricciardi-il-piacere-dell-acqua.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Il piacere dell\u2019acqua<\/em><\/a> nel 2015 a Roma, l\u2019installazione site-specific presso lo Studio Arte Fuori Centro, nell\u2019ambito della rassegna <em>Acque<\/em> a cura di Laura Turco Liveri. All\u2019acqua rimandano i materiali che riflettono (l\u2019alluminio, il vetro, la resina) impiegati da Cloti, nella sua predilezione per il cambiamento e la molteplicit\u00e0 dei punti di vista, contro una cifra stilistica univoca e il sistema chiuso del rapporto soggetto\/oggetto e spazio\/tempo. Come l\u2019artista ha dichiarato in un\u2019intervista di Laura Turco Liveri, \u00abLa sorgente creativa \u00e8 sensoriale, emozionale, dopo viene l\u2019elaborazione concettuale\u00bb.<br \/>\nUn altro interesse ricorrente di Cloti ha riguardato le mappe geografiche, da quella del Bufalini del 1521 a cui si \u00e8 ispirata per <em>Forma urbis, sequenza sincronica<\/em> del 1984, fino alla mostra <em>Non parlate ai marinai<\/em> del 1998, dove esponeva delle lunghe strisce di resina che rappresentavano delle mappe nautiche. Questa sua ricerca ha dato origine al concetto di <em>anomia<\/em> e, tra il 1987 e il 1988, alle <em>Anomie spaziali,<\/em> una serie di opere che riguardano spazi fisici, mentali, non codificati dalla logica dell\u2019unicit\u00e0 universalistica; mentre tra il 1989 e il 1991 alle <em>Anomie del tempo<\/em>, incentrate sulla dialettica interna all\u2019esperienza soggettiva della percezione del tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_3847\" aria-describedby=\"caption-attachment-3847\" style=\"width: 423px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3847\" title=\"Cloti Ricciardi, Trasparenze, 2010, MACRO, Roma\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/7-min-1.jpg\" alt=\"Cloti Ricciardi, Trasparenze, 2010, MACRO, Roma\" width=\"423\" height=\"633\" srcset=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/7-min-1.jpg 830w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/7-min-1-768x1149.jpg 768w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/7-min-1-8x12.jpg 8w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/7-min-1-300x449.jpg 300w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/7-min-1-600x898.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 423px) 100vw, 423px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3847\" class=\"wp-caption-text\">Cloti Ricciardi, <em>Trasparenze<\/em>, 2010, MACRO, Roma<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le anomie di Cloti<br \/>\n<\/strong>Le <em>anomie<\/em> di Cloti informano quella sua permanente visione nomadica dell\u2019arte e della vita che forse prosegue anche ora, in modi, tempi, luoghi e dimensioni diversi che la sua malattia comunque ci preclude. Nel salutare Cloti e lasciare la sua casa-studio, pensando alle sue anomie mi viene in mente di telefonare a un\u2019altra persona che ha condiviso con lei amicizia e lavoro per lungo tempo: Roberto Gramiccia. \u00abMetto di lato le ragioni di un solido affetto che pure sarebbero feconde di significati, per parlare di una delle esperienze pi\u00f9 appaganti della mia \u201ccarriera\u201d di critico e curatore. Vale a dire la mostra a lei dedicata che ideai e curai (con un testo in catalogo di Simonetta Lux) presso la magnifica chiesa di San Pietro alla Carit\u00e0 a Tivoli. Correva l\u2019anno 1997 e Cloti era nel pieno del suo vigore creativo (da quattro anni c\u2019era stata la sua superba sala personale alla Biennale di Venezia di Achille Bonito Oliva). A Tivoli, Cloti espose una selezione delle sue opere pi\u00f9 rappresentative dell\u2019ultimo decennio di attivit\u00e0. La chiesa di San Pietro alla Carit\u00e0 fu lo spazio nobile in cui \u201cbrill\u00f2\u201d il distillato della piena maturit\u00e0 di un\u2019artista che ha rappresentato uno dei vertici di quello che passer\u00e0 alla storia come \u201cil tempo della Scuola di Piazza del Popolo\u201d\u00bb, esordisce Roberto. \u00abPerch\u00e9 allora la sua notoriet\u00e0 \u00e8 inferiore a quella di Festa, Angeli, Schifano e Fioroni?\u00bb, lo incalzo. \u00abQualit\u00e0 e riconoscimento della qualit\u00e0 sono due cose diverse. Senza contare che chi ha un minimo di familiarit\u00e0 con quel periodo e con la parabola inquieta e fascinosa delle Scuole romane la conosce eccome. Quella mostra si intitol\u00f2: <em>Anomie del tempo e dello spazio<\/em>. Fu un gran successo e raccolse centinaia di persone a riflettere su un nucleo di pensiero e sulla sua espressione plastica. Un pensiero in grado di falsificare le certezze borghesi e piccolo-borghesi, patriarcali e figlie del potere. Cloti era una femminista che non ri-conosceva i dogmi. Fra i dogmi che respingeva c\u2019era quello che contrappone l\u2019arte concettuale all\u2019arte in generale. Conoscere il suo lavoro significa capire perch\u00e9.<br \/>\nNel catalogo della mostra di Tivoli, decisi di salutare Cloti con questi pochi versi che la sua mostra mi aveva ispirato, e che oggi, a distanza di quasi venticinque anni, voglio riutilizzare per salutarla ancora.<\/p>\n<p><em>Quella volta che \/ come il calore \/ un\u2019idea sciolse <br \/>\n<\/em><em>il ghiaccio tenace \/ di un enigma.<\/em><\/p>\n<p><em>Quella volta che \/ una parola sola \/ dissip\u00f2 per incanto \/<br \/>\n<\/em><em>centinaia di anni \/ di paralizzanti dubbi.<\/em><\/p>\n<p><em>Quella volta che \/ pi\u00f9 di tutto pot\u00e9 \/ per la ragione \/<br \/>\n<\/em><em>e per il cuore \/ lo svelare una forma \/ bella e necessaria \/<br \/>\n<\/em><em>come l\u2019acqua alla vita<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><em>Arte e Critica, n. 96,<\/em> <em>autunno \u2013 inverno 2021, pp. 60-64.<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antefatto Il Parco Internazionale di Scultura Contemporanea \u201cSculture in Campo\u201d, presso le sue due nuove sedi \u201cal coperto\u201d IPOGEO e PROGETTI, entrambe all\u2019interno del borgo storico di Bassano in Teverina, dal prossimo 11 settembre ospiter\u00e0 una piccola, intima quanto intensa mostra-omaggio dedicata a Cloti Ricciardi (Roma, 1939). 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