{"id":4051,"date":"2023-10-02T18:10:06","date_gmt":"2023-10-02T16:10:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arteecritica.it\/?p=4051"},"modified":"2024-07-16T16:21:45","modified_gmt":"2024-07-16T14:21:45","slug":"straperetana-2023-oltre-la-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteecritica.it\/en\/straperetana-2023-oltre-la-modernita\/","title":{"rendered":"Straperetana 2023, oltre la modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>ULTRAMODERNE<\/em>: <\/strong><strong>SONIA ANDRESANO, RUTH BERAHA, TOMASO BINGA, BEATRICE CELLI, ANOUK CHAMBAZ, FRANCESCA CHIOLA, MARIA ADELE DEL VECCHIO, SARA DIAS, R\u00c4 DI MARTINO, SATYA FORTE, MARIA LAI, VERONICA LEFFE, GIULIA MANGONI, EVA MARISALDI, ELISA MONTESSORI, LUL\u00d9 NUTI, CLOTI RICCIARDI, MADDALENA TESSER, PALAZZO MACCAFANI, PALAZZO IANNUCCI E LE STRADE DEL BORGO DI PERETO (AQ), 8 LUGLIO &#8211; 10 SETTEMBRE 2023.<\/strong><\/p>\n<p>Sette anni di <a href=\"https:\/\/www.straperetana.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Straperetana<\/em><\/a> non sono pochi e l&#8217;edizione di quest\u2019anno ha dimostrato la solidit\u00e0 di una proposta nata forse per caso, come avviene per gli incontri migliori. Se scattassimo una panoramica delle sei passate edizioni insieme a quella attuale, si materializzerebbe davanti ai nostri occhi un paesaggio dal profilo irregolare, dolce e ondulato, a volte pi\u00f9 aspro, che le abbraccia tutte. Nata da un\u2019idea di Paola Capata e Delfo Durante, per sei anni la mostra diffusa \u00e8 stata curata da Saverio Verini, che quest\u2019anno \u00e8 invece impegnato in territorio umbro, da pochi mesi neo direttore del Sistema Museale di Spoleto.<br \/>\nIn un\u2019intervista uscita diverse settimane fa su \u00abVanity Fair\u00bb Capata ammetteva la mancanza di un tema specifico per questa edizione di <em>Straperetana<\/em>. Non c\u2019\u00e8 un tema esplicito, \u00e8 vero, non perch\u00e9 l\u2019esposizione non segua consapevolmente un suo sguardo prospettico, quanto perch\u00e9 \u00e8 la mostra stessa a farsi tema, a tracciare il filo rosso del suo percorso, intesa come oggetto metatemporale a s\u00e9 stante. La struttura portante di questo evento sono le menti che l\u2019hanno pensata e l\u2019hanno resa possibile, gli artisti invitati e gli abitanti di Pereto, poco pi\u00f9 di seicento persone che ogni anno accolgono lo strappo del contemporaneo nella Porta d\u2019Abruzzo con curiosit\u00e0 e trepida attesa.<br \/>\nProprio il concetto di squarcio, di porta, di confine che caratterizza la posizione geografica del paesino abruzzese (da ricordare l\u2019opera icastica <em>Limits stimulate fantasy<\/em> di Fabio Giorgi Alberti nella prima edizione), conduce a riflettere sulla particolarit\u00e0 di questa manifestazione, che non \u00e8 la prima di questo genere nel nostro paese. Negli ultimi anni molti sono stati gli eventi che in Italia hanno tentato di offrire vie alternative ai rigidi circuiti del mercato dell\u2019arte, in dialogo diretto con lo spazio pubblico, con il territorio, in ricerca di un tempo di fruizione pi\u00f9 attento e dilatato, quasi ammiccando al pensiero quanto mai attuale di \u201cdecrescita felice\u201d teorizzato anni fa dal filosofo Serge Latouche (che d\u2019altra parte prende a sua volta ampiamente le distanze dal concetto stesso di mercificazione culturale). Andando a ritroso non possiamo dimenticare, ad esempio, le prime esperienze inaugurate da Cesare Manzo in Abruzzo, che dal 1990 al 2016 con &#8220;Fuori Uso&#8221; ha immaginato una possibile alternativa al dispositivo del <em>white cube<\/em> come era stato teorizzato da Brian O&#8217;Doherty nel 1976 sulle pagine di \u00abArtforum\u00bb, per andare a recuperare attraverso l\u2019arte contemporanea luoghi dismessi da restituire alla collettivit\u00e0.<br \/>\nO quelle di Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier, che nel 1991 avevano trasformato l\u2019esperienza della <a href=\"https:\/\/www.radioartemobile.it\/galleria-pieroni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Galleria Pieroni<\/a> (fondata a Roma nel 1979) in un progetto di ricerca <em>sui generis<\/em>, che sfuggisse alle pure logiche di mercato, esaltando il valore d\u2019uso dell\u2019arte, il suo ruolo di \u201criscatto\u201d, di \u201crigenerazione\u201d e di \u201crinascita\u201d sociale in stretta connessione con il territorio. Nel 1991 nasceva, dunque, l\u2019Associazione Zerynthia e nel 2016 veniva istallato a Loreto Aprutino (Pescara) <a href=\"https:\/\/luoghidelcontemporaneo.beniculturali.it\/fondazione-no-man-s-land\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>No Man\u2019s Land<\/em><\/a>, il progetto visionario dell\u2019architetto ungherese Yona Friedman, che l\u2019anno successivo avrebbe prestato il nome all\u2019omonima fondazione.<br \/>\nSempre negli anni Novanta, il grande esperimento di <a href=\"https:\/\/www.artecontinua.org\/arte-allarte-1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Arte all\u2019Arte<\/em><\/a>, ideato da Associazione Arte Continua, sparso in vari comuni toscani, ha rappresentato un momento di riflessione importante affiancando dal 1996 al 2005 il consolidamento di galleria Continua a San Gimignano, fondata nel 1990. <a href=\"https:\/\/www.unaboccatadarte.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Una Boccata d\u2019Arte<\/em><\/a>, promossa dal 2020 da Fondazione Elpis in collaborazione con Galleria Continua e con la partecipazione di <em>Threes<\/em>, sembra ricalcare gli intenti originari espandendoli geograficamente su territorio nazionale.<br \/>\nSe si considera la dimensione commerciale tra le pi\u00f9 moderne e controverse, ovvero quella della fiera, non si pu\u00f2 non menzionare una delle prime fiere di arte contemporanea realizzate fuori dai format dei quartieri e degli stand fieristici solitamente preposti: nel 2008 <em>The Road to Contemporary Art<\/em> si espande tra i palazzi del centro storico di Roma, fondata e riproposta per quattro edizioni dall\u2019allora direttore, nonch\u00e9 ideatore, di <em>Artissima<\/em> Roberto Casiraghi. Come anche la fiera <em>The Others<\/em> a Torino, che dal 2011 ha fatto del format innovativo in sedi non convenzionali, degli orari di apertura serali, e del programma di eventi trasversali, il suo cavallo di battaglia.<br \/>\nPi\u00f9 recentemente possiamo considerare le anti-fiere come <em>Granpalazzo<\/em>, da un\u2019idea di Paola Capata, Delfo Durante, Ilaria Gianni e Federica Schiavo presso Palazzo Rospigliosi a Zagarolo (2015-16), poi trasferita e conclusasi a Palazzo Chigi ad Ariccia (2017), o come <a href=\"https:\/\/it.d-a-m-a.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>DAMA<\/em><\/a>, da un\u2019idea di Giorgio Galotti a Torino (2016-2021), che si \u00e8 evoluta nell\u2019idea di una mostra espansa, <a href=\"https:\/\/www.hypermaremma.com\/it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Hypermaremma<\/em><\/a>, pensata da Carlo Pratis, Giorgio Galotti, Matteo d\u2019Aloja in Toscana (dal 2019 a oggi). O ancora osservando mostre da collezionare come <em>Panorama<\/em>, ideata e realizzata dal consorzio di gallerie ITALICS a <a href=\"https:\/\/italics.art\/panorama-procida-sett-2021\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Procida<\/a> (2021), a <a href=\"https:\/\/italics.art\/panorama-monopoli\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Monopoli<\/a> (2022) e quest\u2019anno a <a href=\"https:\/\/italics.art\/panorama-laquila\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L\u2019Aquila<\/a> (2023), possiamo senza dubbio confermare che questo genere di proposta culturale raccolga sempre pi\u00f9 consensi.\u00a0<br \/>\nDunque, <em>Straperetana<\/em> rappresenta uno spartiacque importante tra gli esperimenti degli anni Novanta e quelli pi\u00f9 recenti. Non \u00e8 un caso che sia una gallerista a proporre dunque una nuova via al godimento dell\u2019arte e del territorio, perch\u00e9 il contemporaneo diventi pi\u00f9 accessibile, perch\u00e9 la sua fruizione diventi pi\u00f9 consapevole e partecipata e perch\u00e9 la comunit\u00e0 fatta di artisti, professionisti, persone, torni a essere tale.<br \/>\nIn un contesto siffatto il titolo di questa edizione, \u201cUltramoderne\u201d, sembra volutamente anacronististico. \u00abIl borghese non si fa pi\u00f9 sbalordire. Ha visto tutto. La <em>modernit\u00e0<\/em> \u00e8 diventata ai suoi occhi una <em>tradizione<\/em>\u00bb,<sup>1<\/sup>\u00a0scriveva Antoine Compagnon in <em>Les Cinq paradoxes de la modernit\u00e9<\/em> (1990), tratteggiando la rottura come genesi di una nuova \u201ctradizione\u201d che presuppone dunque il suo stesso paradosso nella negazione del nuovo di cui si faceva portavoce. Il progresso inteso come \u00abfanale senza luce\u00bb della storia, nelle parole di Baudelaire, non illumina ma getta nell\u2019ombra ogni oggetto della conoscenza. In quest\u2019ottica l\u2019aggettivo \u201cmoderno\u201d si spoglia della connotazione temporale associata all\u2019idea di evoluzione, si cristallizza in un tempo incerto e ambiguo, in una sua atemporalit\u00e0 irrisolta attraversato da uno sguardo volutamente nostalgico: non a caso nel comunicato stampa della mostra si fa riferimento a una definizione del dizionario italiano Olivetti, che indica \u00ab<em>quanto di pi\u00f9 moderno esista<\/em>, una parola che ricorda impeti avanguardisti e desiderio di futuro\u00bb. Non si parla qui di <em>ultracontemporanee<\/em>, dunque, bens\u00ec di <em>ultramoderne<\/em>, perch\u00e9 il \u201cmoderno\u201d \u00e8 un concetto pi\u00f9 o meno condiviso e apparentemente definito, mentre il \u201ccontemporaneo\u201d stenta ancora una vera collocazione formale e sfuma la linearit\u00e0 di un tempo progressista. Come afferma Giorgio Agamben: \u00abAppartiene veramente al suo tempo, \u00e8 veramente contemporaneo colui che non coincide perfettamente con esso n\u00e9 si adegua alle sue pretese ed \u00e8 perci\u00f2, in questo senso, inattuale\u00bb.<sup>2<br \/>\n<\/sup>Cos\u00ec le diciotto artiste di <em>Straperetana<\/em> attraversano quasi quattro generazioni, confrontandosi con la topografia stratificata del piccolo centro urbano, dilatandosi come un corpo unico, atemporale anch\u2019esso. Tutte donne, una dichiarazione di intenti che non trascende per\u00f2 nel femminismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_4156\" aria-describedby=\"caption-attachment-4156\" style=\"width: 558px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-4156\" title=\"Tomaso Binga, Mater, 1977-2015, una veduta della mostra Straperetana 2023, Ultramoderne, Pereto (AQ). Foto Giorgio Benni. Courtesy Galleria Tiziana di Caro, Napoli, Galleria Frittelli Arte, Firenze\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/1-min.jpg\" alt=\"Tomaso Binga, Mater, 1977-2015, una veduta della mostra Straperetana 2023, Ultramoderne, Pereto (AQ). Foto Giorgio Benni. 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Courtesy Galleria Tiziana di Caro, Napoli, Galleria Frittelli Arte, Firenze<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I manifesti dell\u2019illustratrice Veronica Leffe \u2013 personaggi femminili straordinari e indipendenti come Ipazia, Penelope, Margherita Nikolaevna \u2013 sorprendono lo spettatore immerso nella sua <em>fl\u00e2nerie<\/em>\u00a0presentandosi come apparizioni inaspettate tra i muri e le rientranze dei vicoli tortuosi, fungendo da collante dell\u2019intera esposizione.<br \/>\nModerne rispetto a cosa, dunque? Moderne come categoria metatemporale, rispetto al proprio tempo e al tempo che verr\u00e0, moderne come sinonimo di progresso persistente. Dalle opere innovative di Tomaso Binga che fotografa le lettere performate attraverso il proprio corpo nudo fino a comporre la parola <em>Mater<\/em> (1977-2015), di Cloti Ricciardi, che in <em>Expertise. Conferma d\u2019Identit\u00e0<\/em> (1972) gioca e irride le granitiche convenzioni sociali dell\u2019epoca sottolineando in rosso le parole \u00absesso femminile\u00bb contenute nel suo certificato di nascita per sostituirle con un\u2019annotazione gridata a chiare lettere, \u00abio sono donna\u00bb, suggellando tutto con il timbro del \u201cmovimento femminista romano\u201d, di Maria Lai che in<em> Senza Titolo (pagina-oggetto)<\/em> trasforma la carta stampata in carta ricamata a fili sospesi, di Elisa Montessori che in un inedito <em>libro d\u2019artista<\/em>, realizzato per l\u2019occasione, restituisce in forma diaristica paesaggi reali ed emotivi catturati in forme e colori materici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_4158\" aria-describedby=\"caption-attachment-4158\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-4158\" title=\"Cloti Ricciardi, Expertise. Conferma d\u2019identita\u0300, 1972. Courtesy l'artista\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/06_Ricciardi-Cloti-Expertise.-Conferma-didentita-1972.-Courtesy-lartista-min.jpg\" alt=\"Cloti Ricciardi, Expertise. Conferma d\u2019identita\u0300, 1972. 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Conferma d\u2019identita\u0300<\/em>, 1972. Courtesy l&#8217;artista<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Al fianco di lavori di artiste d\u2019avanguardia riscoperte spesso in tarda et\u00e0, altre generazioni fanno breccia attraverso linguaggi e media differenti. Protagonista degli spazi sotterranei che conducono alla cisterna di Palazzo Maccafani senza dubbio il suono. Ruth Beraha con Allison Grimaldi Donahue in <em>I see you<\/em> (2021) invita lo spettatore a inginocchiarsi su un cuscino di velluto per inforcare le cuffie predisposte e chiudere gli occhi in ascolto di una traccia audio coinvolgente che genera una visione intima e interiore. Mentre nell\u2019installazione site-specific <em>Bo<\/em><em>\u00ee<\/em><em>te \u00e0 outils<\/em> (cassetta degli attrezzi) Sonia Andresano trasforma una console in legno con specchiera in un mobile modificato cui manca la superficie specchiante, privato perci\u00f2 della sua utilit\u00e0 come l\u2019estetica del ready-made insegna, laddove un piccolo monitor incastonato nel cassetto sottostante ritrae l\u2019artista mentre impugna a mo\u2019 di pistola un trapano elettrico, il cui brusio ispido echeggia nella cavit\u00e0 della grande cisterna. Una fiaba interrotta, una matrigna cui manca il suo specchio da interrogare a misura della sua bellezza, un&#8217;Alice intrappolata al di l\u00e0 dello specchio\/schermo, imprigionata nel suo sogno lucido.<br \/>\nAncora Beatrice Celli, Francesca Chiola, Maria Adele Del Vecchio, Sara Dias, Giulia Mangoni, Eva Marisaldi meditano con delicatezza sul filo di una modernit\u00e0 disinvolta ed equilibrata, rivestita dalle proprie storie e visioni private.<br \/>\nMentre a Palazzo Iannucci, conclusione di un cammino articolato che si snoda nei vicoli della citt\u00e0 accogliendo opere donate alla comunit\u00e0 da artisti di questa e di passate edizioni, si distinguono con energia i lavori di giovani o giovanissime artiste che superano i limiti (alle volte altrettanto resistenti) della fluidit\u00e0 di genere per creare percorsi molto personali e originali. La loro modernit\u00e0, collocata in un\u2019epoca di esuberanza di stimoli e obiettivi, di esasperazione di immagini e possibilit\u00e0 estetiche, risulta nella delicatezza dei linguaggi ancora pi\u00f9 evidente. Se traslassimo dunque l\u2019aggettivo \u201cmoderno\u201d nel pi\u00f9 ambiguo e indefinibile \u201ccontemporaneo\u201d secondo la limpida lettura offerta da Agamben, saremmo d\u2019accordo nell\u2019affermare che \u00abContemporaneo \u00e8 colui che tiene fisso lo sguardo nel suo tempo, per percepirne non le luci, ma il buio. Tutti i tempi sono, per chi ne esperisce la contemporaneit\u00e0, oscuri. Contemporaneo \u00e8, appunto, colui che sa vedere questa oscurit\u00e0, che \u00e8 in grado di scrivere intingendo la penna nella tenebra del presente. [\u2026] Contemporaneo \u00e8 colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo\u00bb.<sup>3<br \/>\n<\/sup>In questa prospettiva Lul\u00f9 Nuti espone una scultura aggrovigliata e dinamica nata dalla suggestione di un antico arazzo raffigurante uno dei patroni del borgo, San Giorgio, custodito nell\u2019omonima chiesa della piazza, restituendone, nella sua astrazione, la tensione diagonale e l\u2019impeto del gesto finale, spogliandola di qualsiasi riferimento specifico (<em>Egli danza<\/em>, prima posizione, 2023).<br \/>\nNella <em>cella di sicurezza per gli uomini<\/em>, di quella che negli anni Trenta era la Caserma dei Carabinieri, Anouk Chambaz presenta un video realizzato dopo un periodo trascorso a Pereto coinvolgendo diversi abitanti del borgo che hanno prestato il loro volto, dipinto di figure delicate ispirate ancora ai simboli della citt\u00e0 (il paesaggio, il San Giorgio, il Drago, ecc.), in primo piano frontale o di profilo come in una foto segnaletica, rendendo un omaggio sincero e forte al concetto di presenza e di comunit\u00e0.<br \/>\nR\u00e4 di Martino espone <em>PLAY HOUSE #1; #3; #4<\/em> (2018), tre piccole opere fotografiche che ritraggono donne del passato di fronte alle loro case, esili figure che difendono il proprio mondo come vestali senza tempo, simboli di una missione che continua pur nelle sue incertezze a caratterizzare il genere femminile superando luoghi ed epoche, evolvendosi senza annullarsi.<br \/>\nLe quattro tele di Maddalena Tesser avvolgono lo spettatore in un\u2019atmosfera enigmatica, magrittiana, le cui immagini di capigliature, dettagli, abiti raccontano un aspetto fondamentale della femminilit\u00e0, ovvero l&#8217;ambiguit\u00e0 e il mistero. In <em>Specchionero<\/em> (2022) sembra risuonare una delle immagini realizzate da Chambaz al piano sottostante (le due gemelle dalla fulgente capigliatura arancio), come una corrispondenza silenziosa che costruisce il percorso e improvvisamente si mostra inaspettata.<br \/>\nChiude questo viaggio l\u2019opera dell\u2019artista pi\u00f9 giovane: Satya Forte dimostra la sua maturit\u00e0 nel dare forma a uno dei nodi del contemporaneo, quella quarta dimensione tanto indagata dai maestri dell\u2019Avanguardia a partire da Duchamp in avanti. Un\u2019opera che sembra attualizzare il concetto potente e sempre attuale dell\u2019<em>Angelus Novus<\/em>, con cui Walter Benjamin dipinse l\u2019<em>Angelo della Storia<\/em> con lo sguardo rivolto alle rovine del passato ma con le ali intrappolate nel vento travolgente del futuro.<sup>4<\/sup> Satya Forte raccoglie con pennelli da archeologo la polvere accumulata per pi\u00f9 di quarant\u2019anni in uno spazio di passaggio, trasformandola in un lavoro site-specific negli spazi dell\u2019ultimo piano, <em>Se non il vento<\/em> (2023), due ampolle di vetro di dimensioni differenti sospese su un filo d\u2019acciaio che passa attraverso una carrucola e che imprigionano la stessa polvere come fosse una clessidra scomposta, un pendolo, un misuratore sbagliato di tempo, una traccia presente ma effimera che abbraccia l\u2019umanit\u00e0 intera.<br \/>\nSe la modernit\u00e0 non \u00e8 altro che un concetto astratto, superato da categorie accelerate \u2013 la <em>postmodernit\u00e0<\/em> di Jean-Fran\u00e7ois Lyotard o la <em>surmodernit\u00e0<\/em> di Gianni Vattimo \u2013 non ci rimane che raccoglierne le rovine e gli scarti per ripartire da questi a costruire i nuovi orizzonti dell\u2019estetica contemporanea.<\/p>\n<p><em>Ottobre 2023<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\">1. A. Compagnon, in <em>Les Cinq paradoxes de la modernit\u00e9<\/em>, Parigi, Seuil 1990, <em>I cinque paradossi della modernit\u00e0<\/em>, Il Mulino, Bologna 1993, p.7.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">2.\u00a0G. Agamben, <em>Che cos\u2019\u00e8 il contemporaneo<\/em>, Nottetempo, coll. I Sassi, Milano 2008, p. 8-9.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">3.\u00a0<em>Ivi<\/em>, p. 13.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">4.\u00a0W. Benjamin, <em>Angelus novus. Saggi e frammenti<\/em>, traduzione e introduzione di R. Solmi, Einaudi, Torino 1962, pp.76-77. \u00abL\u2019angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l\u2019infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si \u00e8 impigliata nelle sue ali, ed \u00e8 cos\u00ec forte che egli non pu\u00f2 pi\u00f9 chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ci\u00f2 che chiamiamo il progresso, \u00e8 questa tempesta\u00bb.<\/span><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ULTRAMODERNE: SONIA ANDRESANO, RUTH BERAHA, TOMASO BINGA, BEATRICE CELLI, ANOUK CHAMBAZ, FRANCESCA CHIOLA, MARIA ADELE DEL VECCHIO, SARA DIAS, R\u00c4 DI MARTINO, SATYA FORTE, MARIA LAI, VERONICA LEFFE, GIULIA MANGONI, EVA MARISALDI, ELISA MONTESSORI, LUL\u00d9 NUTI, CLOTI RICCIARDI, MADDALENA TESSER, PALAZZO MACCAFANI, PALAZZO IANNUCCI E LE STRADE DEL BORGO DI PERETO (AQ), 8 LUGLIO &#8211; [&hellip;]<\/p>","protected":false},"author":3,"featured_media":4137,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"kt_blocks_editor_width":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[29],"tags":[3554,1333,3563,3501,3546,3536,3542,3578,3543,3573,170,3500,3556,2606,1071,3568,2087,3567,3450,3558,3537,3528,3520,3571,3559,3510,3509,3552,3526,3532,3234,3502,3569,3235,3572,1318,3548,1077,3508,3530,1062,3555,3531,3549,3541,296,3516,3547,3525,3575,3511,3512,171,3551,894,3506,3570,3518,2511,3538,3557,3540,3574,1469,3535,3514,3513,3533,781,3519,3550,3515,3561,3524,3565,3539,3504,2109,3577,3498,3544,3560,3503,3505,3521,3564,3553,3529,3522,3497,3562,3517,3566,3579,3576,3545,3499,1722,3527,3233,3523,3507,301,2234,417,3534],"autore":[3580],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v15.9 - 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