{"id":4462,"date":"2024-07-22T11:51:46","date_gmt":"2024-07-22T09:51:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arteecritica.it\/?p=4462"},"modified":"2024-07-22T11:51:46","modified_gmt":"2024-07-22T09:51:46","slug":"spregiudicata-avanguardia-antica-sostanza-la-vita-larte-e-lo-spazio-di-luigi-moretti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteecritica.it\/en\/spregiudicata-avanguardia-antica-sostanza-la-vita-larte-e-lo-spazio-di-luigi-moretti\/","title":{"rendered":"Spregiudicata avanguardia, antica sostanza. La vita, l\u2019arte e lo spazio di Luigi Moretti"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una figura che pi\u00f9 delle altre interpreta al meglio il titolo della mostra in corso al MAXXI, <a href=\"https:\/\/www.maxxi.art\/events\/architetture-a-regola-darte\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Architetture a regola d\u2019arte. Dagli archivi BBPR, Dardi, Monaco Luccichenti, Moretti<\/em><\/a> (a cura di\u00a0Luca Galofaro\u00a0con\u00a0Pippo Ciorra, Laura Felci, Elena Tinacci \u2013 fino a ottobre 2023), ed \u00e8 quella di Luigi Moretti. Per Moretti l\u2019arte \u00e8 letteralmente ci\u00f2 che \u201cregola\u201d l\u2019architettura: le d\u00e0 il passo, ne stabilisce la logica formale, ne fonda le premesse e ne illumina i compiti. Lo spazio, materia prima dell\u2019architettura, non \u00e8 un\u2019entit\u00e0 misteriosa e metafisica ma sostanza concreta, visibile ed esperibile nelle modanature classiche come nella scultura barocca. Riprendendo le intuizioni di August Schmarsow, per il quale \u00abla storia dell\u2019architettura \u00e8 storia del senso dello spazio\u00bb, Moretti indaga lo spazio come materia solida, come solidi sono i modelli che realizza per dimostrare il valore degli interni della Rotonda palladiana o della Basilica di San Pietro, vere e proprie \u00abstrutture e sequenze di spazi\u00bb.<sup>1<\/sup> D\u2019altronde l\u2019architettura ha <em>bisogno<\/em> della concretezza dell\u2019arte proprio perch\u00e9 \u00e8 per sua natura eminentemente astratta, come la musica e la politica, ricorda Moretti citando Aristotele: arti non rappresentative che non sono copia della natura ma \u00abcostruzioni ideali astratte su materiali elementari concreti\u00bb.<sup>2<\/sup> La controversa vicenda di Luigi Moretti, solo di recente messa a fuoco nella complessit\u00e0 dei suoi registri,<sup>3<\/sup> segue dunque un doppio binario: arte e architettura. Se l\u2019arte \u00e8 l\u2019istanza spirituale che incarna il modo di essere di Moretti, l\u2019architettura \u00e8 la sua culla e insieme il destino di non poter vantare le sue origini. Le note biografiche non vanno prese dunque come un semplice corredo conoscitivo dell\u2019architetto, ma come tracce lungo le quali si dipana il farsi insieme artistico ed esistenziale di un \u00abuomo di spregiudicata avanguardia eppure di antica sostanza\u00bb, come acutamente lo ha descritto il suo amico Agnoldomenico Pica.<sup>4<br \/>\n<\/sup>Luigi Moretti nasce nel 1907 da Maria Giuseppina Moretti e dall\u2019ingegnere e architetto di famiglia belga Luigi Rolland, autore di numerosi edifici a Roma, tra cui il Palazzo delle Poste di piazza Dante e il Politeama Adriano. Questi, gi\u00e0 sposato, potr\u00e0 dargli solo il proprio nome di battesimo ma non mancher\u00e0 di educarlo alla cultura del disegno, ai primi discorsi sull\u2019architettura, l\u2019arte e la matematica, e pi\u00f9 in generale a una visione moderna del mondo \u2013 come quando per la promozione scolastica gli regala una gita sull\u2019aeronave M1 da Ciampino in sorvolo su Roma, che verr\u00e0 raccontata con orgoglio nel tema scolastico <em>Viaggio in dirigibile<\/em> descrivendo il passaggio su San Pietro, il Campidoglio e gli acquedotti fino al mare di Anzio. La morte del padre, nel 1921, quando Luigi ha solo 14 anni, segna l\u2019ideale passaggio di consegne dall\u2019educazione familiare a quella ufficiale. Riesce a iscriversi alla prestigiosa scuola cattolica San Giuseppe De Merode e con la madre rileva l\u2019appartamento del padre in via Napoleone III, che fu abitato e poi mantenuto come una sorta di mausoleo per tutta la vita. Rimastogli in dote un ricco patrimonio di contatti professionali grazie allo studio del padre, tra il 1925 e il 1930 frequenta la Regia Scuola di Architettura di Roma, all\u2019epoca ancora ospite del Regio Istituto di Belle Arti nello storico edificio di via Ripetta. Il rapporto di vicinanza con Gustavo Giovannoni, di cui sar\u00e0 per alcuni anni assistente al corso di Restauro dei monumenti, schiera ben presto Moretti dalla parte di quegli architetti che guardano al patrimonio storico come un immenso bagaglio di riferimenti e insieme di occasioni progettuali. Gli studi di questi anni gli valgono nel 1931 la Borsa Triennale per gli Studi Romani, collaborando con l\u2019archeologo Corrado Ricci alla sistemazione dei Mercati Traianei nel quadro del progetto di ridefinizione dell\u2019area dei Fori Imperiali: una porzione di quel paesaggio architettonico e urbano destinato a cambiare il volto della Capitale.<br \/>\nNel frattempo Moretti inizia a lavorare con l\u2019ingegnere Enrico Vallini, gi\u00e0 socio del padre, per incarichi che spaziano da restauri di monumenti, a progetti di palazzine e ville, a interni di negozi, sino alla nomina nel 1933 a direttore dell\u2019ufficio tecnico dell\u2019Opera Nazionale Balilla, l\u2019ente dedicato \u00aball\u2019educazione fisica e morale della giovent\u00f9\u00bb promosso dal regime all\u2019interno del pi\u00f9 largo progetto di \u201cfascistizzare\u201d la societ\u00e0 italiana. Moretti arriva all\u2019O.N.B. presentato al suo presidente e fondatore Renato Ricci dallo scultore Angelo Canevari e da Felicia Abruzzese, capo dei fasci femminili romani, entrambi amici dell\u2019architetto. Riceve subito incarichi significativi, tra cui la Casa della giovent\u00f9 a Trastevere, progettata nel 1933 (ma inaugurata solo nel 1937), prototipo di quella nuova tipologia edilizia che avrebbe incarnato lo spirito mussoliniano della \u201ccasa di vetro del fascismo\u201d e che amplier\u00e0 l\u2019influenza di Moretti nell\u2019O.N.B. sino a realizzare la \u201cCasa balilla sperimentale FM\u201d (poi rinominata Accademia Fascista della Scherma) al Foro Mussolini, ancora pi\u00f9 classica nella compattezza dei volumi e nella continuit\u00e0 dei materiali e delle soluzioni spaziali. Da qui a scalzare Enrico Del Debbio come supervisore del piano del Foro, il passo sar\u00e0 breve: lo trasformer\u00e0 via via in una arcadica citt\u00e0 di fondazione votata alla cultura \u201cartistica\u201d dello spirito e del corpo, con l\u2019ambizioso titolo di <em>Forma ultima Fori<\/em>. Pensato come un progetto unitario di una sola mano (la sua), vi progetter\u00e0 un gigantesco stadio per le adunate, una statua colossale di Mussolini da collocare sull\u2019altura prospiciente e la nota Palestra del Duce che, all\u2019opposto della \u201ccasa di vetro\u201d, celebra il mito dell\u2019antico <em>gymnasium<\/em> quale unione di corpo, mente e spirito nella forma di un prezioso scrigno di marmo paonazzetto.<br \/>\nNonostante i numerosi incarichi da parte del regime e la sua vicinanza ai nomi di spicco del partito fascista, in questi anni Moretti \u00e8 una figura isolata: lontano dal razionalismo \u2013 che nel 1936 stigmatizza come architettura che \u00ab\u00e8 nata sulla carta, vi \u00e8 vissuta e vi morir\u00e0 infallibilmente\u00bb<sup>5<\/sup> \u2013, ignorato da \u00abCasabella\u00bb ma nemmeno amato da Piacentini, \u00e8 l\u2019unico tra gli architetti pi\u00f9 noti ad aderire dopo il 1943 alla Repubblica di Sal\u00f2. Nel frattempo coltiva una rete pi\u00f9 o meno sotterranea di contatti che gli varranno una nuova vita professionale nell\u2019Italia post-bellica. Arrestato a Milano alla fine della guerra, in prigione Moretti conosce il conte Adolfo Fossataro con il quale fonda la Confimprese, una societ\u00e0 di costruzioni che, nonostante i trascorsi politici dei due, subito si inserisce nei piani di ricostruzione del Comune di Milano con un progetto di ventidue case-albergo, di cui se ne realizzeranno tre, e del complesso di edifici e abitazioni in Corso Italia, di iniziativa privata. Il denaro della Confimprese servir\u00e0 anche per far tornare Moretti a Roma e costruire il suo edificio pi\u00f9 noto del dopoguerra: la palazzina del Girasole in viale Bruno Buozzi, completata nel 1950, di cui Fossataro abiter\u00e0 il piano attico, arredato personalmente da Moretti.<br \/>\nAffrancato dall\u2019obbligo di assecondare l\u2019ideologia fascista, il Moretti del dopoguerra si divide tra una intensa attivit\u00e0 professionale per conto di committenze di spicco (dal Vaticano, all\u2019aristocrazia romana, alla potente Societ\u00e0 Generale Immobiliare, di cui diventa il maggior architetto) e un rinnovato interesse nei rapporti tra arte e architettura, che lo porta a una teoria e un linguaggio sempre pi\u00f9 variegati e complessi. Ma gli manca un vero e proprio contesto culturale con cui confrontarsi. Escluso dalla cultura architettonica italiana \u201cimpegnata\u201d, Moretti ancora una volta \u00e8 costretto a coltivare da solo il proprio \u201cdiscorso\u201d architettonico. L\u2019accusa di \u00abimpadronirsi da destra dell\u2019eredit\u00e0 avanguardista\u00bb (Tafuri) in effetti coglie nel segno: negli anni della \u201critirata\u201d italiana nel neorealismo (come scrive Reyner Banham, peraltro tra i primi a recensire la Casa del Girasole nel 1953 su \u00abThe Architectural Review\u00bb), Moretti avvia un\u2019indagine ad ampio spettro sul significato dell\u2019arte moderna e sui suoi rapporti genealogici con l\u2019antico. Lo fa da artista a tutto tondo, che per\u00f2 sa di doversi esprimere attraverso l\u2019architettura. D\u2019altronde \u00abnon esiste l\u2019uomo architetto, esiste l\u2019uomo artista\u00bb aveva dichiarato a \u00abQuadrivio\u00bb nel 1936. Ed \u00e8 una postura che manterr\u00e0, e anzi accentuer\u00e0, anche nel dopoguerra. Ne sono testimonianza le fotografie che lo ritraggono nello studio negli anni \u201950 e \u201960 \u2013 Moretti era ossessionato dalle riproduzioni fotografiche; aveva un archivio di stampe a contatto del suo lavoro e seguiva personalmente e maniacalmente il lavoro dei suoi fotografi sempre di altissimo profilo<sup>6<\/sup> \u2013 in cui dipinti seicenteschi, busti classici e opere d\u2019avanguardia (da Burri a Capogrossi, da Fontana a Falkenstein) si affiancano a modelli di architettura come quello che ricostruisce un frammento michelangiolesco del Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, che con tali opere sembra rivaleggiare. Ne emerge una figura d\u2019altri tempi: erudito pi\u00f9 che intellettuale, artista e uomo d\u2019azione, navigato professionista a suo agio nei corridoi del potere, che per\u00f2 vede nella poetica della sua architettura soprattutto la sublimazione di un inesauribile senso della vita.<sup>7<br \/>\n<\/sup>Non \u00e8 un caso che Moretti abbia eletto l\u2019inquieta figura di Michelangelo come riferimento a cui viene fatta risalire <em>in toto<\/em> la sensibilit\u00e0 moderna: \u00abVeramente si pu\u00f2 dire che il mondo espressivo moderno si inizia con il Barocco e questo da Michelangelo come rivelatore di quelle pure strutture che egli cav\u00f2, a sostegno della sua ansia, nell\u2019esame delle infinite e finissime possibilit\u00e0 strutturali del corpo umano, dai leggendari notturni colloqui con gli scortecciati cadaveri\u00bb.<sup>8<\/sup> Il rapporto tra i due, che nella mostra \u00e8 particolarmente evidente, \u00e8 una parabola assai significativa del percorso morettiano e unisce i primi studi universitari a una serie di investigazioni condotte fino alla met\u00e0 degli anni \u201960. A Michelangelo Moretti dedica infatti i primissimi disegni quando frequenta il corso di Storia e stili dell\u2019architettura di Vincenzo Fasolo, ponendo le premesse per una <em>liaison<\/em> che nel dopoguerra accompagner\u00e0 l\u2019intero progetto della rivista \u00abSpazio\u00bb, nei cui editoriali la figura del Buonarroti compare praticamente sempre. Sviscerata tra il 1950 e il 1953 attraverso quella particolare forma narrativa di cui \u00abSpazio\u00bb, ideata, scritta, illustrata e impaginata dallo stesso Moretti, \u00e8 stata un <em>unicum<\/em>, la poetica dello spazio michelangiolesco-morettiano culmina alla met\u00e0 degli anni \u201960. \u00c8 il 1964 e si celebra il quarto centenario della morte del maestro aretino, con numerose iniziative, tra cui la mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma curata da Bruno Zevi e dal giovane Paolo Portoghesi, con il rinomato catalogo di oltre mille pagine. Moretti, che in quegli anni sta realizzando il progetto del Watergate di Washington, partecipa alla venticinquesima edizione del Festival del Cinema di Venezia con un medio-metraggio dal titolo <em>Michelangelo<\/em>, da lui stesso diretto insieme al regista Charles Conrad, ricevendo anche il premio della sezione Film d\u2019Arte dalla giuria presieduta da Giulio Carlo Argan. In questo film, che conclude il percorso espositivo della mostra al MAXXI, vi \u00e8 tutto il senso di un\u2019arte scevra da qualsiasi ideologia, scoperta, per cos\u00ec dire, guardando le figure piuttosto che leggendo i testi. Il primo scopo del film, spiega infatti Moretti, \u00ab\u00e8 la giusta lettura figurativa dell\u2019opera soprattutto per scuotere dagli occhi quelle magre, astratte e ormai usurate immagini dei capolavori di Michelangelo; immagini gi\u00e0 di per s\u00e9 false poich\u00e9 le fotografie con i grandi angolari hanno malamente fissato le opere secondo immagini che al vero \u00e8 quasi sempre impossibile vedere\u00bb.<sup>9<\/sup> La narrazione del concetto di spazio moderno, di cui Michelangelo secondo Moretti \u00e8 precursore, \u00e8 affidata a una camera che indugia in inquadrature ravvicinate e sempre in movimento. Illuminato da luce radente e scandito dal commento musicale e dalla voce fuori campo dell\u2019attore e doppiatore Carlo D\u2019Angelo, lo spazio michelangiolesco \u00e8 restituito come un\u2019entit\u00e0 dinamica, teatrale e mai uguale a se stessa. Il film sembra interpretare in altra forma i temi della relazione che Moretti aveva presentato poche settimane prima al Convegno di studi michelangioleschi presso l\u2019Accademia di San Luca dal titolo <em>Le strutture ideali dell\u2019architettura di Michelangelo e dei barocchi<\/em>: la nozione di tempo come sostanza e in ultima istanza destino dello spazio moderno che Michelangelo gi\u00e0 \u00abpre-sente e riassume\u00bb; ma ancor pi\u00f9 l\u2019architettura come \u00abracconto della sua complessa inquietudine, della sua solitudine non comunicante, insoddisfatta e affamata di mondo e di non-mondo\u00bb.<sup>10<\/sup> Se il film, come ha confessato lo stesso Moretti, \u00e8 \u00abun atto di riconoscenza personale\u00bb<sup>11<\/sup> verso Michelangelo, la sua vera ragione \u00e8 far comprendere lo spirito artistico e inquieto del suo autore. Come Peter Eisenman (che di Moretti \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 attenti lettori) a conclusione delle sue conferenze sull\u2019architetto comasco dichiarava \u00abTerragni sono io!\u00bb, cos\u00ec le parole che Moretti dedica a Michelangelo sembrano dirette a se stesso: \u00abstorie di uno spirito che solo, come tutti, cerca continuamente una risposta, vuol capire secondo suoi fantasmi, e si prova e si riprova, e si stanca e lascia alla fine interrotto il suo dire, impietrato, e sembra riconoscerlo inutile\u00bb.<sup>12<\/sup><\/p>\n<p><em>Arte e Critica, n. 97-98, primavera \u2013 estate 2023, pp. 51-53.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\">1. L. Moretti, <em>Strutture e sequenze di spazi<\/em>, in \u00abSpazio\u00bb, n. 7, 1952-1953, p. 9.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">2. L. Moretti, <em>Trasfigurazioni di strutture murarie<\/em>, in \u00abSpazio\u00bb, n. 4, 1951, p. 5.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">3. Cfr. in particolare F. Bucci, M. Mulazzani, <em>Luigi Moretti. Opere e scritti<\/em>, Electa, Milano 2000; C. Rostagni, <em>Luigi Moretti. 1907-1973<\/em>, Mondadori Electa, Milano 2008; B. Reichlin, L. Tedeschi (a cura di), <em>Luigi Moretti. Razionalismo e trasgressivita\u0300 tra barocco e informale<\/em>, Electa, Milano 2010; <em>Luigi Moretti. Forma, struttura, poetica della modernit\u00e0<\/em>, numero monografico \u00abAR Magazine\u00bb, n. 125-126, 2021.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">4. A. Pica, <em>Luigi Moretti<\/em>, 1960, dattiloscritto, in F. Bucci, M. Mulazzani, <em>Luigi Moretti. Opere e scritti<\/em>, cit., p. 210.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">5. L. Diemoz, <em>Propositi di artisti. Luigi Moretti architetto<\/em>, in \u00abQuadrivio\u00bb, n. 3, 12 dicembre 1936, p. 7.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">6. Cfr. \u201cPalazzo volante. Luigi Moretti, Milano, 1948-1954\u201d, in F. Garofalo, <em>Cos\u2019\u00e8 successo all\u2019architettura italiana<\/em>, Marsilio, Venezia 2016, pp. 142-155.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">7. Cfr. R. Bonelli, <em>Moretti<\/em>, Editalia, Roma 1975.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">8. L. Moretti, <em>Genesi di forme dalla figura umana<\/em>, in \u00abSpazio\u00bb, n. 2, 1950, p. 5.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">9. Cit. in A. Bentivegna, \u201cMichelangelo. Regia di Luigi Moretti\u201d, in <em>Luigi Moretti, Forma, struttura, poetica della modernit\u00e0<\/em>, cit., p. 238.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">10. L. Moretti, \u201cLe strutture ideali di Michelangelo e dei barocchi\u201d, in L. Moretti, <em>\u201cSpazio\u201d. Gli editoriali e altri scritti<\/em>, a cura di O. S. Pierini, Christian Marinotti edizioni, Milano 2019, p. 208.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">11. Cit. in A. Bentivegna, \u201cMichelangelo. Regia di Luigi Moretti\u201d, <em>op. cit<\/em>., p. 247.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">12. L. Moretti, \u201cLe strutture ideali di Michelangelo e dei barocchi\u201d, <em>op. cit.<\/em>, p. 208.<\/span><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una figura che pi\u00f9 delle altre interpreta al meglio il titolo della mostra in corso al MAXXI, Architetture a regola d\u2019arte. Dagli archivi BBPR, Dardi, Monaco Luccichenti, Moretti (a cura di\u00a0Luca Galofaro\u00a0con\u00a0Pippo Ciorra, Laura Felci, Elena Tinacci \u2013 fino a ottobre 2023), ed \u00e8 quella di Luigi Moretti. 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