{"id":4624,"date":"2024-10-05T15:42:06","date_gmt":"2024-10-05T13:42:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arteecritica.it\/?p=4624"},"modified":"2026-06-17T15:04:23","modified_gmt":"2026-06-17T13:04:23","slug":"john-armleder-stockage-il-sogno-moderno-in-formato-domestico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteecritica.it\/en\/john-armleder-stockage-il-sogno-moderno-in-formato-domestico\/","title":{"rendered":"John Armleder, <em>Stockage<\/em>. Il sogno moderno in formato domestico"},"content":{"rendered":"<p>Quando ci si accosta ad artisti del calibro di John Armleder, si resta stupefatti dalla capacit\u00e0, costante in oltre quarant\u2019anni di carriera, di rinnovarsi e di dialogare con i processi, le tecniche e le aspettative del contemporaneo.<br \/>\nNon a caso l\u2019artista in questione \u00e8 uno di quelli che difficilmente possono essere inquadrati in un contesto univoco; sicuramente Armleder \u00e8 debitore dell\u2019esperienza Fluxus e di quella New Dada per quell\u2019attitudine a sovvertire le leggi degli oggetti in un continuo avvicendarsi di arte e vita. L\u2019artista ha sviluppato una ricerca personale che lo contraddistingue e che fonde design, pittura, classicismo, pop e kitsch.<br \/>\nLo conferma la mostra\u00a0<a href=\"https:\/\/www.istitutosvizzero.it\/it\/mostra-personale\/stockage-john-m-armleder\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Stockage<\/em><\/a>, che lo vede protagonista presso l\u2019Istituto Svizzero di Roma. Nella meravigliosa cornice neo-rinascimentale di Villa Mariani, l\u2019artista colloca una serie di opere prodotte tra il 1998 e il 2015, riadattate per integrarsi agli arredi delle sale espositive. Si tratta di opere anche molto diverse tra loro, che presentano un costante rimando alla tradizione pittorica, in particolare quella barocca, di cui riprendono motivi e sensazionalismi.<br \/>\nEntrando nella prima sala, si viene subito attratti da\u00a0<em>Mother<\/em>\u00a0(2015), opera principe della mostra, che si compone di due elementi: una scatola ricoperta da una superficie pittorica con colori fluidi e sgargianti e una pianta grassa collocata sulla sua estremit\u00e0 superiore. Sebbene l\u2019effetto pittorico sia di grande impatto, si nota l\u2019assenza di intenzionalit\u00e0 da parte dell\u2019artista, uno sguardo distaccato sull\u2019oggetto che riporta alla memoria i\u00a0<em>Combine paintings<\/em>\u00a0di Robert Rauschenberg.<br \/>\nLe opere si mimetizzano tra gli arredi della sala, di cui recuperano la preziosit\u00e0 e la luce ma ad uno sguardo attento si rivelano come elementi ambigui. \u00c8 il caso di\u00a0<em>ovca!\u00a0<\/em>(2015), dove una mirabile rappresentazione di un memento mori posta sopra al camino a simulare la grande pittura della tradizione presenta inserti materici, pennellate rapide e glitter che ne alterano la solennit\u00e0. In\u00a0<em>Mind Breath<\/em>, anch\u2019essa del 2015, una serie di specchi lucenti e incorniciati da motivi geometrici sono collocati decisamente in alto rispetto all\u2019osservatore, al quale viene impedito qualsiasi tentativo di riflettersi. Il gioco appare ancora pi\u00f9 eloquente in <em>Untitled<\/em>\u00a0(1998), dove sulla stessa superficie riflettente campeggia un beffardo smile.<br \/>\nArmleder, figlio di importanti albergatori di Ginevra, ha a che fare con il decoro e la sontuosit\u00e0 da sempre. Il visitatore diventa dunque il centro del suo lavoro, sempre pi\u00f9 concentrato nell\u2019offrire un\u2019esperienza piuttosto che nel proiettare una visione personale. L\u2019attitudine alla teatralit\u00e0 si ritrova anche in\u00a0<em>Untitled<\/em>\u00a0(2001), la grande installazione luminosa presente nella seconda sala: una serie di venticinque lampade in vetro-resina ricordano ora costellazioni, ora elementi organici e si distaccano completamente dal resto delle opere per la loro vicinanza al design contemporaneo.<br \/>\nDi altra natura \u00e8 infatti l\u2019opera fronte stante,\u00a0<em>M &amp; G H<\/em>\u00a0del 2015, un omaggio alla musica da camera concepito per la sala normalmente adibita ad ospitare concerti. Come in un\u2019area di stoccaggio, Armleder accumula elementi significanti, tutto ruota intorno ad un\u2019esperienza, quella di chi, entrando nel suo mondo, pur riconoscendo un ambiente godibile e familiare, resta di volta in volta stupefatto dal moltiplicarsi di rimandi allo spazio, agli oggetti, alla luce e, in ultima analisi, all\u2019arte stessa.<\/p>\n<p><em>Arte e Critica, n. 88\/89, maggio &#8211; giugno 2017, pp. 142-143.<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando ci si accosta ad artisti del calibro di John Armleder, si resta stupefatti dalla capacit\u00e0, costante in oltre quarant\u2019anni di carriera, di rinnovarsi e di dialogare con i processi, le tecniche e le aspettative del contemporaneo. 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