{"id":479,"date":"2021-03-09T11:40:11","date_gmt":"2021-03-09T10:40:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arteecritica.it\/?p=479"},"modified":"2023-07-22T14:29:31","modified_gmt":"2023-07-22T12:29:31","slug":"luca-vitone-romanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteecritica.it\/en\/luca-vitone-romanistan\/","title":{"rendered":"Sul fondo, una sottile leggerezza. Luca Vitone e Romanistan"},"content":{"rendered":"<p><strong>CON <em>ROMANISTAN<\/em> LUCA VITONE HA DECISO DI RIPERCORRERE A RITROSO IL CAMMINO CONDOTTO DAI ROM E DAI SINTI DALL\u2019INDIA VERSO L\u2019ITALIA, DI RIATTRAVERSARNE E RIVIVERNE I PAESAGGI, I SUONI, LE LUCI, IL CALDO, LE TENDE, E CAPIRE IN QUALI LUOGHI E IN QUALI MODI, NEL CORSO DEI SECOLI, ESSI ABBIANO VISSUTO ESPERIENZE DI INTEGRAZIONE O DI ISOLAMENTO, E QUINDI ATTRAVERSO QUALI COMMISTIONI SI SIA FORMATA LA CULTURA ROMAN\u00cd, VERIFICANDOLO A PARTIRE DA UNA RIFLESSIONE SULLA MUSICA E SULLA LINGUA. \u00c8 VOLUTO ANDARE A COMPRENDERE COME, UNA VOLTA SCONFITTO L\u2019ANALFABETISMO, QUESTA GENTE \u201cSENZA PATRIA, SENZA ESERCITO E SENZA CONFINI\u201d ABBIA DECISO OGGI DI RACCONTARSI, COME ABBIA SCELTO LE PROPRIE RAPPRESENTANZE POLITICHE, QUALI SIANO LE ENERGIE NUOVE CHE STA ESPRIMENDO.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Copertina rossa, testo color oro. Quarta di copertina rossa anch\u2019essa. Al centro una ruota stilizzata, un simbolo familiare per chi conosce il lavoro di Luca Vitone. Sempre color oro. Intuisci che quei colori ti condurranno da qualche parte.<br \/>\nDopo le prime pagine, una sorpresa, nuovamente dorata: una mappa ripiegata in sei facciate. Nella scarsa concessione agli elementi visivi, avverti il suo appeal sofisticato; ci trovi un po\u2019 di vintage, un po\u2019 di tradizione cartografica, un po\u2019 di illustrazione orientale, e anche una sottile leggerezza (la stessa che proverai addentrandoti via via nella lettura). Eliminata qualsiasi informazione superflua, compresi i nomi delle nazioni (la ragione c\u2019\u00e8, si capir\u00e0 pi\u00f9 avanti), campeggia sulla trama sottile dei confini un itinerario rosso che congiunge Bologna a Chandigarh. L\u2019artista genovese ha compiuto questo viaggio tra maggio e giugno 2019 insieme a un piccolo gruppo di sodali\/amici\/accompagnatori\/autisti.<br \/>\nL\u2019oggetto suggerisce effettivamente l\u2019idea di un notebook, di un diario, un taccuino, nella pi\u00f9 affascinante e antica tradizione dei viaggiatori, e il titolo, <em>Romanistan,<\/em> esprime la direzione del pensiero, della narrazione, del movimento. Si tratta infatti del diario di bordo di un lungo percorso compiuto in macchina dentro un tempo piuttosto breve, 43 giorni per 12.000 km. Poche improvvisazioni, tutto progettato a tavolino, anche nella distribuzione dei pesi. Pesi politici, intendo, e pesi culturali, nel voler orchestrare attentamente gli incontri, le interviste, le registrazioni musicali.<br \/>\nIl viaggio in India, solitario o in gruppo, rimanda per certi versi a un\u2019altra generazione, a un altro tempo, ci parla degli anni Settanta. Ma allora la spinta era pi\u00f9 esplicitamente esistenziale, esprimeva un gesto rispetto al sociale e contemporaneamente la necessit\u00e0 di una ricerca da compiere a livello individuale, verso l\u2019origine. Qui, almeno in prima istanza, l\u2019obiettivo \u00e8 un altro, sicuramente pi\u00f9 confacente alla generazione emersa negli anni Novanta, che ha vissuto il passaggio non repentino ma pervasivo verso la globalizzazione, e che quindi, nelle coscienze pi\u00f9 sensibili, ha risposto con cammini politici caricati di un esplicito senso di disappartenenza rispetto alla devastazione dei valori sui quali si era formata, valori che aveva ereditato fondamentalmente dalla generazione della contestazione\u2026 In questo sconcertante passaggio verso un capitalismo totalitario, credo che Luca Vitone si sia ancorato molto presto a due <em>grandi narrazioni<\/em>, il pensiero anarchico e la cultura nomadica rom. Ce lo conferma proprio la ruota che usa da anni come timbro-firma.<br \/>\nMa torniamo a <em>Romanistan<\/em>, vincitore dell\u2019Italian Council 2018, un progetto promosso dal Centro Pecci che oltre al libro ha compreso un film e una mostra. Vitone ha deciso di ripercorrere a ritroso il cammino condotto dai rom e dai sinti dall\u2019India verso l\u2019Italia, di riattraversarne e riviverne i paesaggi, i suoni, le luci, il caldo, le tende, e capire in quali luoghi e in quali modi, nel corso dei secoli, essi abbiano vissuto esperienze di integrazione o di isolamento, e quindi attraverso quali commistioni si sia formata la cultura roman\u00ed, verificandolo a partire da una riflessione sulla musica e sulla lingua. \u00c8 voluto andare a comprendere come, una volta sconfitto l\u2019analfabetismo, questa gente \u201csenza patria, senza esercito e senza confini\u201d abbia deciso oggi di raccontarsi, come abbia scelto le proprie rappresentanze politiche, quali siano le energie nuove che sta esprimendo, quale il dibattito in corso, e in quale relazione con quello di altre parti del mondo. Di fondo gli interessava capire quale \u00e8 il sogno dei rom, e cos\u00ec, insieme ai suoi compagni di viaggio \u2013 due, in particolare, molto importanti per lo sviluppo del progetto, il musicologo e musicista rom Santino Spinelli, che ha svolto il ruolo di mediatore nell\u2019area balcanica e ha permesso l\u2019approfondimento della ricerca musicale, e l\u2019amico di sempre, dagli anni del Link e poi pi\u00f9 recentemente di Xing, Daniele Gasparinetti (Caspar), che ha rappresentato la sensibile voce narrante di questa avventura \u2013 e attraverso una serie di incontri con alcuni rappresentanti politici e culturali della realt\u00e0 rom, ha indagato in presa diretta la questione delicata del desiderio di una propria terra, di un proprio stato.<br \/>\nE lo ha fatto con una curiosit\u00e0 vivida, la stessa che ha sempre espresso per lo spirito di quel popolo, al quale ha dedicato ricerche, progetti, mostre fin dagli inizi del suo percorso dentro l\u2019arte. Senza, voglio dire, quel retrogusto da falsa coscienza borghese che si avverte in tante riflessioni di intellettuali e artisti sulla condizione dei popoli nomadi, o comunque migranti.<br \/>\nNel corso di quasi trent\u2019anni di lavoro, Luca Vitone ci ha tutti ripetutamente coinvolti in questioni a lui molto care, e tra queste sicuramente hanno un posto speciale il mondo rom e la musica (vissuta quest\u2019ultima come ambito di studio, di esperienza, come dispositivo metaforico, come elemento memoriale). Ma riflettendo in modo circostanziato sulle caratteristiche di questo libro pubblicato da Humboldt Books, e senza potermi addentrare nelle questioni complesse che l\u2019intero progetto ha implicato e sulle quali, ne sono certa, Vitone continuer\u00e0 a lavorare per molto tempo, si possono evidenziare anche altri aspetti tematico-procedurali che potremmo definire ricorsivi. A partire proprio dal tema del viaggio, che nel suo caso ha assunto nel corso del tempo un\u2019estensione semantica vasta, che intreccia pensiero politico, indagine storica, scavo antropologico ma anche, probabilmente, un preciso risvolto esistenziale legato alla scelta di essere artista in un certo modo, studioso e fuggitivo, capillarmente presente ma fondamentalmente altrove. Il suo \u00e8 sempre un viaggio\/deriva, e da ligure sa molto bene di cosa si tratta. E d\u2019altronde il pensiero situazionista gli ha anche insegnato a ricercare quella creativit\u00e0 diffusa che unica pu\u00f2 dare un senso nuovo alle organizzazioni sociali. Quell\u2019insegnamento brilla ancora nella costante ricerca della creativit\u00e0 che Luca conduce e valorizza nella cucina, nella musica popolare, in certe tradizioni\u2026<br \/>\nMa andiamo avanti. Tra le forme ricorsive inserirei l\u2019adozione della forma-diario. Una scansione spazio-temporale delle esperienze osservata e restituita con attenzione corporea, lenticolare, ma di contro anche sempre raffreddata da un filtro concettuale, catalogatorio. E ancora, l\u2019idea della mappa, per lo pi\u00f9 senza coordinate; la convivialit\u00e0, che in quanto effimera va costantemente riprogettata, ampliata; la condizione solidale, anelata, interrogata e posta davanti a delle sfide.<br \/>\nEcco, questo viaggio mi pare una di quelle sfide, e mi pare una ricca sintesi delle componenti pi\u00f9 intrinseche alla sensibilit\u00e0 e alla visione politica di Vitone.<br \/>\nDimenticavo, le cartoline. Ne ho ricevute diverse in questi lunghi anni. Una felice strategia di gestione dell\u2019assenza\/presenza, della condivisione di uno spostamento fisico che corrisponde a un grumo di nuovi pensieri, nuovi interessi. La condivisione simbolica di un orizzonte visivo ed esperienziale. Sfogliando <em>Romanistan<\/em> capisci che la cartolina si \u00e8 radicalizzata.<br \/>\nLa studiatissima sequenza di immagini che sostanzia il libro potrebbe apparire, a uno sguardo distratto, un\u2019infilata di fotografie documentative o still da video che sempre pi\u00f9 spesso appartengono ormai al fare accademico.<br \/>\nMa basta fermarsi qualche attimo in pi\u00f9 a scorrere le immagini per scorgervi molto altro. Credo si tratti di un vero poema visivo dedicato al paesaggio. Un poema che racconta di una sorta di ricongiungimento con una Natura che \u00e8 stata scenario di una Storia (e di tante storie). E poi rimane la questione dell\u2019origine&#8230;<br \/>\nIl libro \u00e8 dunque la documentazione di un viaggio di ricerca e insieme l\u2019esplicazione di una visione politica. Ma \u00e8 anche molto pi\u00f9 intimo, pi\u00f9 partecipato, per quanto scarnificato. \u00c8 limpido, cristallino. Custodisce altro.<br \/>\nE il fatto che il viaggio ufficialmente termini a Chandigarh, la citt\u00e0 progettata da Le Corbusier, incompiuta, incompresa ma di fatto ormai anche ridefinita, potrebbe aprire un nuovo capitolo di riflessioni, magari schivando certe interpretazioni politicamente troppo corrette.<\/p>\n<p><em>Arte e Critica, n. 95, autunno &#8211; inverno 2020, pp. 110-111.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><strong>[Luca Vitone. Romanistan<\/strong>, <\/span><span style=\"font-size: 10pt;\">testi di Daniele Gasparinetti\/Caspar e Cristiana Perrella, <\/span><span style=\"font-size: 10pt;\">Humboldt Books, 2019<strong>]<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-517\" src=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/AeC95-57.jpg\" alt=\"\" width=\"408\" height=\"541\" srcset=\"https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/AeC95-57.jpg 408w, https:\/\/www.arteecritica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/AeC95-57-300x398.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 408px) 100vw, 408px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CON ROMANISTAN LUCA VITONE HA DECISO DI RIPERCORRERE A RITROSO IL CAMMINO CONDOTTO DAI ROM E DAI SINTI DALL\u2019INDIA VERSO L\u2019ITALIA, DI RIATTRAVERSARNE E RIVIVERNE I PAESAGGI, I SUONI, LE LUCI, IL CALDO, LE TENDE, E CAPIRE IN QUALI LUOGHI E IN QUALI MODI, NEL CORSO DEI SECOLI, ESSI ABBIANO VISSUTO ESPERIENZE DI INTEGRAZIONE O [&hellip;]<\/p>","protected":false},"author":3,"featured_media":1266,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"kt_blocks_editor_width":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[438],"tags":[448,105,444,426,111,450,112,446,107,449,103,108,71,109,447,104,110,445,113],"autore":[53],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v15.9 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Sul fondo, una sottile leggerezza. 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