{"id":5317,"date":"2025-07-20T16:02:58","date_gmt":"2025-07-20T14:02:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arteecritica.it\/?p=5317"},"modified":"2025-12-06T12:33:15","modified_gmt":"2025-12-06T11:33:15","slug":"acque-dolci-femminismi-spazi-e-pratiche-di-cura-conversazione-con-sara-basta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteecritica.it\/en\/acque-dolci-femminismi-spazi-e-pratiche-di-cura-conversazione-con-sara-basta\/","title":{"rendered":"Acque dolci. Femminismi, spazi e pratiche di cura. Conversazione con Sara Basta"},"content":{"rendered":"<p><strong>Marco Trulli:<\/strong> Questa conversazione nasce nell\u2019ambito di un percorso laboratoriale che Sara Basta ha condotto per <em>dove finisce la citt\u00e0<\/em>, progetto di residenza artistica curato da Cantieri d\u2019Arte durante il quale l\u2019artista ha realizzato <em>Acquadolce<\/em>, un lavoro che ha visto la partecipazione attiva de\u0259 genitor\u0259<sup>1<\/sup> e dello staff educativo dell\u2019Asilo Nido I Cuccioli di Viterbo. Come spesso accade, le opere di Sara Basta sono frutto di pratiche ed esperienze cooperative, in cui si creano spazi di possibilit\u00e0 attraverso il gioco e la relazione, dove il fare in comune \u00e8 una pratica di mediazione e di reciprocit\u00e0. Basta costruisce piccole comunit\u00e0, marginali e divergenti che diventano ripari in cui praticare cura e ascolto per intessere nodi e legami.<br \/>\nOgni giorno in cui porto al nido mia figlia, sulla vetrata riconosco il <em>Manifesto della cura<\/em>, cucito collettivamente durante il laboratorio da te e dalle educatrici del Nido di Viterbo.<br \/>\nQuelle parole ricamate definiscono un ecosistema di relazioni, una infrastruttura di collegamento e sostegno tra genitor\u0259, bambin\u0259, educatrici in un periodo delicato come quello dell\u2019et\u00e0 infantile. Come sono risuonate nella tua esperienza di artista e di madre quelle parole?<\/p>\n<p><strong>Sara Basta:<\/strong> Nella mia esperienza quelle parole sono state la base su cui stabilire le relazioni che mi hanno permesso di sentirmi parte di un ecosistema, senza il quale non sarebbe stato possibile per me definirmi non solo come madre, ma anche come artista. Una volta diventata madre, se quell\u2019ecosistema non avesse funzionato (ed \u00e8 successo ogni volta che per qualche motivo si \u00e8 interrotto), sarebbe stato difficile poter pensare di trovare il tempo da dedicare alla ricerca, sarei stata sopraffatta dalle priorit\u00e0 del lavoro di cura e di sussistenza. Ogni parola del manifesto mette in luce quella reciprocit\u00e0 che definisce una comunit\u00e0, capace di sconfinare dal nucleo centrale familiare, verso una rete che si crea non solo per necessit\u00e0, ma per il desiderio di costruire insieme. In quella rete io ho trovato il mio spazio e il potenziale per prendermi cura anche di me e del mio lavoro.<\/p>\n<p><strong>MT:<\/strong> Mi sembra evidente che la pratica artistica sia in qualche modo un flusso che transita dalla tua esperienza personale e si riversa nell\u2019intenzione di costruire uno spazio accogliente e non competitivo, di cura, di ascolto.<br \/>\nSi tratta di una pratica densamente femminista di <em>worlding<\/em>, come direbbe Donna Haraway, ovvero mondeggiare, intrecciare relazioni per costruire legami, soggetti e oggetti, con-divenire.<br \/>\n\u00ab\u00c8 importante capire quali argomenti usiamo per pensare altri argomenti; \u00e8 importante quali storie raccontiamo per raccontare altre storie; \u00e8 importante capire quali nodi annodano nodi, quali pensieri pensano pensieri, quali descrizioni descrivono descrizioni, quali legami intrecciano legami. \u00c8 importante sapere quali storie creano mondi, quali mondi creano storie\u00bb.<sup>2<br \/>\n<\/sup>Ecco, mi sembra importante rilevare che la pratica della cura non \u00e8 soltanto un\u2019azione di rimedio, ma \u00e8 un modo di creare soggettivazione, divergenza, radicalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SB:<\/strong> Sono convinta che la cura non sia solo un\u2019azione di rimedio e per questo alla cura affianco il desiderio e il piacere. Il desiderio mi sembra si combini pi\u00f9 con una proiezione nel tempo, con una capacit\u00e0 di pensarsi attraverso l\u2019immaginazione. Il piacere invece mi sembra riguardi pi\u00f9 il presente ed \u00e8 un esercizio da praticare quotidianamente, provare a \u00abstare nel piacere\u00bb e non essere sopraffatta&#8230; Anche la crisi la collego alla cura, che in questo caso diventa supporto necessario, addirittura guarigione, una parola che prendo in prestito dalle donne della Red de Sanadoras Ancestrales del Guatemala<sup>3<\/sup> e che si lega indissolubilmente alla cura della terra. Ma entrare in crisi \u00e8 \u00abstare nel problema\u00bb (sempre per citare la Haraway). La crisi, connessa alla cura, diventa qualcosa da ricercare, dunque, non un elemento negativo ma una risposta alle aspettative di una societ\u00e0 che richiede una performativit\u00e0 costante.<\/p>\n<p><strong>MT:<\/strong> Credo che porsi da questa prospettiva, che considera la vulnerabilit\u00e0 come una condizione di cui tener conto, significa mettere in discussione le premesse stesse del sistema artistico, destabilizzare la performativit\u00e0 su cui si regge il sistema stesso.<br \/>\nUn sistema che ripete pi\u00f9 o meno le dinamiche della societ\u00e0 neoliberale che sembra criticare, fornendone spesso una critica spuntata.<br \/>\nCon il gruppo <a href=\"https:\/\/thegloriousmothers.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">The Glorious Mothers<\/a><sup>4<\/sup> state conducendo un percorso di riflessione che analizza proprio la condizione delle madri, e pi\u00f9 in generale de\u0259 genitor\u0259, nel mondo dell\u2019arte, evidenziando come non siano contemplati in nessun modo il tempo e le esigenze per la cura de\u0259 figli\u0259. In un sistema che spesso fonda i propri contenuti sulla ricerca di radicalit\u00e0 del pensiero e delle ricerche, si ripetono sistemi e modelli esclusivi e fortemente discriminanti. Per me, in un mondo che sembra andare completamente in crash, \u00e8 sempre pi\u00f9 raro e importante far coincidere quello che si dice con come lo si fa.<\/p>\n<p><strong>SB:<\/strong> Anche per me \u00e8 fondamentale trovare questa coincidenza. Spesso mi stupisco di quanto la teoria sia lontana dall\u2019esperienza e di quanto la radicalit\u00e0 sovraesposta, nelle mostre, nei public program, nei festival, rimanga circoscritta ai singoli eventi, senza ricadute nel tempo e al di fuori dai contesti in cui viene mostrata. Non credo si possa pensare a un dentro e un fuori al sistema dell\u2019arte, come se fosse qualcosa di estraneo alla realt\u00e0, anche perch\u00e9 al suo interno si riproducono le stesse dinamiche. Con il gruppo The Glorious Mothers riflettiamo su questo sistema cos\u00ec escludente, in cui \u00e8 fuori chi non pu\u00f2 vivere costantemente in viaggio, chi non ha tempo di occuparsi delle pubbliche relazioni o chi non \u00e8 dispost\u0259 ad autosfruttarsi (lavorando per compensi minimi quando non assenti e per un numero smisurato di ore). Come possono inserirsi in questo contesto le necessit\u00e0 e i tempi legati alla cura? Se lo spazio pubblico delle nostre citt\u00e0, i ritmi di lavoro e di vita, i compensi, perfino le mostre, fossero calibrati a partire dai bisogni de\u0259 bambin\u0259, tutto convergerebbe in tempi e spazi a misura umana e pi\u00f9 che umana.<\/p>\n<p><strong>MT:<\/strong> Torniamo al tuo lavoro, mi pare che ci sia una evoluzione interessante nella tua sperimentazione che lega soprattutto gli ultimi lavori, in cui attraverso un gioco costante di riferimenti e allusioni al mondo naturale e animale, ridisegni e riscrivi le modalit\u00e0 in cui ci relazioniamo con l\u0259 altr\u0259 e con la natura, con cui costruiamo connessioni.<\/p>\n<p><strong>SB:<\/strong> Nel lavoro <em>Acquadolce<\/em>, che hai citato all\u2019inizio, sono partita da alcune suggestioni raccolte da elementi naturali diversificati. Ho raccolto immagini di semi, terra, mammiferi, fotografie di fiumi e delle ramificazioni che compiono nel loro corso. Le immagini servivano in una prima fase di sperimentazione collettiva per esplicitare un tipo di relazione. Volevo confrontarmi con una qualit\u00e0 molto precisa di interdipendenza che gli elementi naturali richiamavano e che poteva coincidere (visto il contesto dell\u2019asilo nido in cui ci trovavamo) con il legame vissuto tra adult\u0259 e bambin\u0259 molto piccol\u0259, non solo da\u0259 genitor\u0259 ma anche dalle educatrici e dal personale dell\u2019asilo nido. L\u2019acqua alla fine \u00e8 stato l\u2019elemento che pi\u00f9 ci ha aiutato a rappresentare la qualit\u00e0 di una relazione indispensabile e costantemente in trasformazione. Usare l\u2019acqua come simbologia \u00e8 stato un modo per rimettere al centro una relazione che in quel momento era in crisi<sup>5<\/sup> e messa alla prova da circostanze esterne. Ed \u00e8 questo processo che ci ha portato alla scrittura del manifesto della cura.<br \/>\nAnche nel lavoro <em>Archivio degli oggetti concavi<\/em><sup>6<\/sup> le connessioni con gli elementi naturali sono state centrali, seppur in maniera meno esplicita. In questo caso sono partita da un testo di Ursula K. Le Guin, <em>The carrier bag theory of fiction<\/em>. Al centro del racconto c\u2019\u00e8 una borsa per raccogliere il cibo necessario a sfamarsi: semi, piante, bacche. La borsa \u00e8 contemporaneamente uno strumento materiale e simbolico. \u00c8 utile a conservare il cibo e allo stesso tempo rivela un posizionamento nel mondo e nella relazione. Nel racconto non ci sono armi n\u00e9 gesta eroiche. C\u2019\u00e8 un quotidiano che si dipana nella sua semplice ripetitivit\u00e0. A partire da qui, durante l\u2019inaugurazione della mostra, ho proposto un\u2019azione, provando a costruire uno spazio collaborativo in cui realizzare un\u2019enorme rete. Aiutata da un piccolo gruppo e dal pubblico della mostra che ha potuto inserirsi, accompagnate da Valeria Befani, amica e tessitrice, che ci ha mostrato la tecnica dei nodi, abbiamo compiuto uno sforzo, ripetendo lo stesso gesto, che non \u00e8 stato solo ripetizione, ma un tentativo di \u00abformare alleanze ed entrare in concatenamenti: modificare ed essere modificate\u00bb,<sup>7<\/sup> un tentativo di scegliere anche noi come posizionarci nel mondo.<\/p>\n<p><strong>MT:<\/strong> Nelle ultime evoluzioni della tua ricerca stai esplorando le teorie idrofemministe, secondo le quali il nostro corpo \u00e8 interconnesso con altri corpi d\u2019acqua. Mi racconti questa traiettoria di ricerca?<\/p>\n<p><strong>SB:<\/strong> La lettura di <em>Hydrofeminism<\/em> di Astrida Neimanis mi ha molto colpita perch\u00e9 mette insieme qualcosa che in realt\u00e0, se non fossi cos\u00ec forgiata dalla cultura occidentale, suonerebbe come un concetto semplice: la connessione tra individui umani e non. Tante femministe ne parlano e il pensiero ecologista ne \u00e8 precursore. Ma <em>Hydrofeminism<\/em> \u00e8 stato per me particolarmente importante per la capacit\u00e0 di parlare, non solo in maniera poetica, di questioni alte e basse, di questioni che riguardano gli individui e l\u2019ambiente, degli scarti che produciamo con gli oggetti di cui ci circondiamo, cos\u00ec come con il nostro corpo, e di come tutti questi aspetti siano connessi e influenzino inevitabilmente sistemi apparentemente lontani tra loro. Da questo si potrebbero aprire riflessioni sulle migrazioni in generale, sugli spostamenti, sulle guerre, sulla contemporaneit\u00e0. Ma nel particolare momento in cui l\u2019ho letto, stavo riflettendo sull\u2019esperienza di avere a che fare con \u0259 neonat\u0259 e con quello che l\u2019accudimento comporta: la manifestazione visibile di un ciclo continuo, di un viaggio di liquidi tra un individuo e un altro, fino alla costante produzione di scarti. Cosa potevo fare di quegli scarti? Era possibile trasformarli in pittura?<br \/>\nDa qui \u00e8 nata la <a href=\"https:\/\/iunoiuno.it\/it\/commission\/440\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Iuno Tellus<\/em><\/a>,<sup>8<\/sup> una figura non so se umana o animale dalle cui mammelle fuoriesce un liquido lattiginoso composto di terra.<br \/>\nLe pratiche collaborative di Sara Basta interrogano le relazioni, diventano ritualit\u00e0 condivise nella misura in cui generano una risonanza, \u00abovvero una dinamica di reciprocit\u00e0 entro cui l\u2019opera viene realizzata\u00bb.<sup>9<\/sup> La trasformazione delle energie messe in campo dai singoli partecipanti misura la dimensione trasformativa di questi spazi collaborativi, la forza immaginifica e terapeutica di un tempo e un luogo fondati sulla cura di s\u00e9 e dell\u0259 altr\u0259, per ricucire immaginari dolci e divergenti.<\/p>\n<p><em>Arte e Critica, n. 99, inverno &#8211; primavera 2023\/2024, pp. 93-95.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\">1. Per la scrittura di questo dialogo abbiamo scelto di utilizzare principalmente la \u0259 al posto dei pronomi maschili e femminili, per una forma inclusiva e non binaria [<em>n.d.a<\/em>].<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 10pt;\">2. D. Haraway, <em>Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto<\/em>, NERO editions, Roma 2019, p. 27.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 10pt;\">3. G. Marchese, Tzk\u2019at &#8211; Red de Sanadoras Ancestrales, \u201cOltre la cura: difesa e recupero del territorio corpo-terra\u201d, in M. Fragnito, M. Tolla (a cura di), <em>Ecologie della cura. Prospettive trans-femministe<\/em>, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2021.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 10pt;\">4. The Glorious Mothers \u00e8 un gruppo di artiste, prevalentemente visive, composto da Sara Basta, Cristina Cusani, Grossi Maglioni (Francesca Grossi e Vera Maglioni), Mariana Ferratto, Caterina Pecchioli, Dafne Salis e Miriam Secco.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 10pt;\">5. Il progetto <em>Acquadolce<\/em> \u00e8 intervenuto in una fase di interruzione e spostamento del servizio nido comunale e ha previsto un ciclo di incontri tra genitori-trici e staff educativo per costruire momenti di collaborazione creativa e scambio.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 10pt;\">6. Progetto presentato all\u2019interno della mostra collettiva <a href=\"https:\/\/www.fondazionebaruchello.com\/progetti\/il-giardino-libernautico-a-cura-di-elena-bellantoni\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Il giardino libernautico<\/em><\/a> a cura di Elena Bellantoni in collaborazione con Benedetta Monti e Nicol\u00f2 Giacomazzi, presso la Fondazione Baruchello di Roma (15 giugno &#8211; 30 settembre 2022).<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 10pt;\">7. J. Bennet, <em>Materia vibrante. Un\u2019ecologia politica delle cose<\/em>, Timeo, 2023.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 10pt;\">8. L\u2019opera \u00e8 stata realizzata per <em>Iuno Commission<\/em>, un invito a un\u2019artista di base o di passaggio a Roma a realizzare un\u2019opera che dia un\u2019immagine\u202fa Iuno, a partire da una riflessione sulla figura insieme ctonia e celeste di Giunone (<a href=\"https:\/\/www.iunoiuno.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.iunoiuno.it\/<\/a>).<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 10pt;\">9. A. Desideri, <em>Comunit\u00e0 divergenti e pratiche artistiche di cura. Tre esempi<\/em>, in \u00abroots-routes.org\u00bb (<a href=\"https:\/\/www.roots-routes.org\/comunita-divergenti-e-pratiche-artistiche-di-cura-tre-esempi-di-arianna-desideri\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.roots-routes.org\/comunita-divergenti-e-pratiche-artistiche-di-cura-tre-esempi-di-arianna-desideri\/<\/a>).<\/span><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marco Trulli: Questa conversazione nasce nell\u2019ambito di un percorso laboratoriale che Sara Basta ha condotto per dove finisce la citt\u00e0, progetto di residenza artistica curato da Cantieri d\u2019Arte durante il quale l\u2019artista ha realizzato Acquadolce, un lavoro che ha visto la partecipazione attiva de\u0259 genitor\u02591 e dello staff educativo dell\u2019Asilo Nido I Cuccioli di Viterbo. 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